15-01-2011
REFERENDUM FIAT: RISOLVERE IL PROBLEMA PRODUTTIVITA’ E’ L’UNICA STRADA PER PRESERVARE L’ OCCUPAZIONE Così il segretario generale della UIL del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, sull’esito del referendum di Mirafiori. Il risultato del referendum Fiat, seppure di stretta misura, ha dato ragione a chi ha saputo assumersi la responsabilità di firmare un accordo che garantisce la permanenza della produzione nel nostro Paese e la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro. Nessun diritto è stato svenduto, nessun ricatto è stato imposto ai lavoratori. L’accordo di Mirafiori realizza condizioni di lavoro pressoché identiche a quelle degli altri stabilimenti di produzione automobilistica in Europa. Quelle stesse condizioni sono anche in vigore da tempo in molti altri settori industriali italiani, dove si lavora a ciclo continuo, nonché nello stesso indotto Fiat, e sono state realizzate attraverso accordi analoghi firmati da tutte le organizzazioni sindacali, compresa la Cgil. Un sindacato che voglia preservare l’occupazione nel nostro Paese e contrastare la crisi, è di fronte ad un’alternativa ineludibile: accettare di tagliare il costo del lavoro, ipotesi a cui noi strenuamente ci opponiamo, oppure far crescere la produttività del nostro sistema industriale, che continua ad essere tra le più basse d’Europa. Risolvere il problema della produttività è interesse dei lavoratori, perché solo così si potranno rendere solide ed efficienti le imprese, valorizzando il fattore lavoro e aumentando i salari. L’accordo Fiat lo dimostra: investimenti, incremento della produzione dell’auto, 3700 euro in più in busta paga per ogni lavoratore. L’assenza della Fiom da questo confronto, così come la sua esclusione dalla rappresentanza in seno alla Fiat, sono un problema per tutto il sindacato italiano.Il nostro auspicio è che la Fiom raccolga il sensatissimo invito rivoltogli dalla segretaria della Cgil Susanna Camusso, rispettando il risultato del referendum e apponendo sull’accordo una firma che consenta anche ai suoi iscritti di essere rappresentati. La strada degli scioperi e delle vertenze legali sarebbe letale. Il futuro dei lavoratori e dell’economia industriale italiana sono più importanti di qualsiasi impuntatura politica. In ogni caso, siamo convinti che sarebbe sbagliato, da parte di tutti, estendere la conflittualità che si è determinata nel caso Fiat ad altre aziende, altri settori o altri territori. Nella nostra regione i rapporti unitari sono positivi e costruttivi, pur esistendo come dappertutto qualche differenza di opinione. Oggi più che mai il sindacato ha bisogno di essere unito per salvaguardare i posti di lavoro, per contrastare la crisi economica e sostenere lo sviluppo.

30-12-2010
COMPARTO UNICO: LA RISPOSTA DELLA UIL A TONDO La reazione di Renzo Tondo alla presa di posizione dei sindacati sul comparto unico tradisce confusione e nervosismo, il Presidente ha perso lucidità. Siamo poco interessati a sfide e prove di forza, noi non siamo un sindacato conflittuale: sottoscriviamo buoni accordi nell’interesse dei lavoratori. Il Presidente invece ci istiga allo sciopero, con una sterile impuntatura guerrafondaia che ricorda le relazioni sindacali degli anni Cinquanta. Altro che dialogo e coesione sociale, invocati a sproposito da Renzo Tondo! Che a sproposito ha anche parlato di Mirafiori e di Marchionne. Alla FIAT è stato concluso un accordo, che porta quasi 4.000 euro in più nelle buste paga dei lavoratori. In Friuli Venezia Giulia, invece, Tondo il contratto si rifiuta di firmarlo, e quindi non si capisce bene su cosa pensa di fare un referendum. Il Presidente persevera nell’insultare i lavoratori pubblici, dimenticandosi che in larga parte sono stai anche suoi elettori. Adesso li ha addirittura definiti una casta, ma l’unica casta è quella delle persone come Tondo e Garlatti. Questi signori guadagnano centinaia di migliaia di euro all’anno a spese dei contribuenti e non provano alcuna vergogna nel negare 10 euro di aumento lordi in busta paga ai lavoratori. Lo ripetiamo: i lavoratori pubblici del Friuli Venezia Giulia costano meno di un decimo dei loro colleghi di Trentino – Alto Adige e Valle d’Aosta, costano la metà della classe politica regionale. Continuiamo a sperare che Renzo Tondo rinsavisca, e con il nuovo anno decida di riconoscere un contratto decente ai lavoratori. Gli chiediamo un atto di responsabilità: blocchi l’erogazione degli acconti, riapra le trattative e ci faccia una proposta. Stia pur certo che, con altrettanto senso di responsabilità, noi sapremo risparmiare ai lavoratori e ai cittadini un inutile conflitto.

23-12-2010
SI’ ALLA CONCERTAZIONE MA SERVE ANCHE UN’AZIONE CONGIUNTA VERSO LA REGIONE Il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, accoglie la sollecitazione del presidente di Confindustria Calligaris e rilancia: serve un’azione congiunta verso la Regione per sbloccare gli investimenti e rafforzare le politiche attive del lavoro. Non possiamo che essere d’accordo con l’analisi e con le preoccupazioni del presidente Calligaris riguardo alla crisi economica. I timidi segnali di ripresa che si stanno manifestando a livello internazionale non hanno prodotto finora risultati significativi sulla nostra economia e in particolare non hanno invertito l’andamento negativo dell’occupazione in Friuli Venezia Giulia. Lo testimoniano i recenti dati sulla cassa integrazione che, a fronte di un decremento degli strumenti congiunturali, vedono un’impennata della cassa straordinaria e della mobilità, che significano licenziamenti definitivi e chiusure di aziende. E’ da tempo che noi sosteniamo come i fattori per rilanciare l’economia siano sostanzialmente tre: l’incremento della produttività, ancora troppo bassa nella nostra regione; il rilancio dei consumi interni, attraverso incrementi salariali strettamente legati all’aumento dell’efficienza; il rilancio degli investimenti pubblici per le infrastrutture e per le imprese più virtuose. Su questi temi siamo disponibili da sempre a un confronto costruttivo e per nulla antagonista con i nostri interlocutori imprenditoriali, che possa portare alla realizzazione di accordi aziendali e territoriali per il sostegno all’economia e all’occupazione. Quello che manca, purtroppo, in questo scenario è un’iniziativa adeguata da parte degli attori pubblici. La giunta regionale, in particolare, segna il passo, è incapace di mettere in campo politiche strutturali più volte sollecitate dalle parti sociali e con la finanziaria recentemente approvata ha dimostrato tutta la sua inefficienza strategica, concentrando strumentalmente tutta l’attenzione politica sulla battaglia demagogica contro i lavoratori pubblici. Nell’accogliere pienamente la sollecitazione del presidente Calligaris a rilanciare la concertazione bilaterale tra imprese e sindacati, riteniamo però al tempo stesso di richiamare l’attenzione delle imprese sulla necessità di un’azione congiunta verso la Regione, volta a sbloccare gli investimenti e a rafforzare le politiche attive del lavoro e di sostegno alla contrattazione.

18-12-2010
COMPARTO UNICO: VERGOGNOSO ATTACCO DELLA REGIONE ALLA CONTRATTAZIONE E AI LAVORATORI PUBBLICI Crociata demagogica del Presidente Tondo, per nascondere l’incapacità di governo contro la crisi. La forzatura che la Giunta regionale ha fatto sul comparto unico è vergognosa. Si è sottratta alle parti ogni autonomia contrattuale approvando, per legge, un contratto collettivo che la stessa amministrazione regionale davanti al giudice poche ore prima aveva riconosciuto come illegittimo. Il Presidente Tondo, ormai accecato da una battaglia demagogica all’ultimo sangue contro i dipendenti pubblici e i sindacati che li rappresentano, ha fatto diventare il contratto del comparto l’unico elemento distintivo di una politica appannata e incapace di affrontare i problemi della crisi e della comunità regionale. La Regione, ma anche i Comuni, le Province e le Comunità Montane, non si sono mosse di un millimetro dalle loro rigidità, dimostrando totale spregio dei loro lavoratori per soli 10 euro lordi mensili di differenza in meno rispetto a quanto riconosciuto da più di un anno ai lavoratori pubblici del resto d’Italia. La ferita del comparto trasforma una finanziaria insignificante, incapace di rilanciare l’economia, in un attacco simbolico alle categorie più deboli della società. All’elemosina del contratto pubblico si aggiungono, infatti, l’assoluta incertezza dei fondi per gli ammortizzatori sociali, ma anche l’insufficienza dei finanziamenti per la sanità e per la non autosufficienza. Il bonus ai pensionati e lo sconto Irap per le imprese rimangono interventi apprezzabili, che però annegano nel grigiore di una manovra senz’anima.

13-12-2010
LA RIFORMA BRUNETTA NELLA SCUOLA In attesa dei necessari chiarimenti per capire le concrete ricadute della riforma Brunetta nel mondo della scuola, la Uil scuola del Friuli Venezia Giulia, con il seminario regionale organizzato ieri mattina a Udine, ha messo alcuni punti fermi sull’applicazione. Le Rsu a scuola non si devono toccare. I docenti non possono essere valutati solo dal dirigente scolastico. Sono i due punti fermi dai quali, secondo la Uil scuola e l’Irase, l’ente accreditato di formazione della Uil nel comparto scuola, si deve partire per valutare le ricadute del decreto legislativo 150/2009, più noto come decreto Brunetta, sul mondo dell’istruzione. E’ quanto emerso al termine del seminario regionale organizzato dalla Uil scuola regionale questa mattina, nell’Aula Magna della scuola Tiepolo di Udine, per la formazione di dirigenti scolastici, dsga e di tutto il personale della scuola. “Al momento quali saranno le ricadute sul mondo della scuola del decreto Brunetta non è molto chiaro – ha introdotto la tematica il segretario nazionale dell’Irase, Francesca Severa, moderatrice della giornata di studio -. A gennaio dovrebbe arrivare un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di chiarimento sulle applicazioni concrete in questo particolare settore della Pubblica Amministrazione, quanto a relazioni sindacali, sanzioni disciplinari e rapporti tra dirigenti e lavoratori del mondo della scuola. Ipotesi di ricadute possibili noi non ne abbiamo fatte – ha aggiunto -, ma come sindacato restiamo fermi sulle nostre posizioni, che sono il mantenimento delle Rsu e un sistema di valutazione dei docenti serio e oggettivo, non attribuito al solo dirigente scolastico”. Prima di entrare nel vivo della relazione, oltre al segretario regionale Uil scuola, Ugo Previti, è stato il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, Daniela Beltrame, a portare i saluti introduttivi. “E’ un momento di forte incertezza per la scuola e le relazioni sindacali – è intervenuta la dottoressa Beltrame -. La riforma Brunetta è intervenuta per rendere più efficiente e produttiva la pubblica amministrazione, con nuovi strumenti di valutazione delle performance e introduzione della premialità. Il mondo della scuola però è del tutto particolare; quindi, nell’incertezza, noi consigliamo alle scuole di applicare le norme vigenti. Preferiamo adottare un atteggiamento prudente in attesa di indicazioni più chiare, anche perché è ancora in vigore la norma che esclude da valutazione le prestazioni degli insegnanti. E’ quanto mai necessario, dunque, che le norme Brunetta contemperino queste esigenze peculiari della scuola”. Le norme contenute nel decreto Brunetta sono quindi state illustrate dal direttore delle relazioni sindacali del Miur, dottoressa Caterina De Luca, analizzando anche le possibili criticità di applicazione delle norme, calate nella scuola. A partire dalla contrattazione integrativa e da quali dovranno essere le materie attribuite al potere decisionale del dirigente e quali, invece, dovranno rimanere prerogativa della contrattazione sindacale. Dopo il dibattito, è stato il segretario nazionale Uil scuola, Pino Turi a chiudere i lavori della giornata.

10-12-2010
SFIDE PER LA MOBILITÀ DEI LAVORATORI NELL’AREA DI FRONTIERA TRA ITALIA, AUSTRIA, SLOVENIA E CROAZIA Il dialogo sociale può essere uno strumento utile per abbattere gli ostacoli alla mobilità dei lavoratori tra i nostri confini. Se ne è parlato oggi a Trieste nel corso del seminario organizzato da Cgil, Cisl e Uil nell’ambito del progetto sostenuto dalla Confederazione Europea dei Sindacati. Il dialogo sociale come strumento negoziale per migliorare le condizioni dei lavoratori e abbattere gli ostacoli alla mobilità dei lavoratori. E’ il credo della Confederazione Europea dei Sindacati, codificato nell’apposito protocollo d’impresa europeo sottoscritto con la Confindustria europea e le altre associazioni imprenditoriali, che è stato illustrato oggi a Trieste nell’ambito del seminario organizzato da Cgil, Cisl e Uil per analizzare le sfide per la mobilità dei lavoratori nell’area di frontiera tra Italia, Austria, Slovenia e Croazia. “Abbiamo scelto il tema transfrontaliero perché il nostro confine è un punto nevralgico su cui converge un flusso di migranti frontalieri di decine di migliaia di persone che quotidianamente, settimanalmente, mensilmente si muovono tra questi Paesi – ha aperto i lavori il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia e presidente del Csir Friuli Venezia Giulia, Veneto e Croazia Sud Occidentale, Luca Visentini, dando il benvenuto ai molti ospiti presenti, rappresentanti di sindacati sloveni e croati, oltre a quelli di Cgil, Cisl e Uil -. Diventa quindi fondamentale capire se i problemi dei lavoratori migranti possono essere risolti attraverso lo strumento del dialogo sociale tra datori e sindacati. Le questioni attinenti ai lavoratori frontalieri spesso non sono normati quindi non possono lavorare regolarmente. Sono tanti i settori, come l’edilizia, la cantieristica, la meccanica, la sanità e l’assistenza alla persona, in cui ci sono frontalieri costretti a lavorare in nero perché non ci sono le norme che consentono ai datori di regolarizzarli. E questo è un danno, perché danneggia non solo loro e gli altri lavoratori, ma anche le imprese virtuose, penalizzate con la concorrenza sui costi rispetto a quelle viziose. Sono anni – ha concluso Visentini – che ci stiamo occupando del problema, ma è giunto il momento di fare un salto di qualità perché non siamo ancora riusciti a rimuovere gli ostacoli alla mobilità. Speriamo che il dialogo sociale sia lo strumento che ci consenta di superare il problema parlando con un’unica voce, sindacati e datori, ai Governi regionali e nazionali”. L’ottenimento di diritti uguali per tutti i lavoratori in tutti i Paesi europei e la sottoscrizione di accordi con i datori di lavoro sono le due battaglie che anche il Ces sta combattendo a livello europeo e continuerà a fare anche per il futuro. “Dobbiamo arrivare a siglare degli accordi per definire i meccanismi necessari a riordinare il mercato del lavoro, che alcuni vorrebbero mettere in disordine, per arrivare a una concorrenza chiara, leale e trasparente. E’ solo con il Trattato di Lisbona che il tema delle migrazioni è diventato comunitario; ora l’obiettivo è arrivare al riconoscimento universale dei diritti delle persone che si trovano nell’Unione europea – ha preso la parola il consigliere Ces, Paco Soriano, soffermandosi poi specificatamente sulla direttiva degli stagionali che nelle prossime settimane sarà oggetto di discussione e che avrà come relatore proprio Sergio Cofferati -. Abbiamo parecchi timori perché se non si trova il dialogo e non si danno norme ben stabilite si arriverà solo a sfruttare ulteriormente i lavoratori stagionali stranieri, con la negativa conseguenza di aggravare i problemi di occupazione e di aumentare la xenofobia e il rifiuto dello straniero”. Trieste e il Friuli Venezia Giulia in genere, poi, vive una situazione ancor più peculiare, quale unico contesto di frontiera italiano in cui la situazione parla di un frontalierato in entrata, invece che in uscita. Con un flusso calcolato sulla base di uno studio dell’Università di Trieste che parla di circa 10 mila persone; un numero significativo su un mercato del lavoro locale come quello della nostra regione. “Due sono le questioni che interessano la Slovenia. In primis il mancato inserimento di uno specifico criterio per evitare la doppia imposizione sul reddito da lavoro dipendente dei frontalieri all’interno della convenzione entrata in vigore lo scorso 12 gennaio. In questo modo i lavoratori non sono incentivati a uscire da situazioni di lavoro illegale. Manca poi il riconoscimento dell’indennità di mobilità ai lavoratori frontalieri sloveni impiegati in Italia che vengono considerati dall’Inps come residenti all’estero nonostante la Corte di Giustizia delle Comunità Europee afferma un principio di piena equiparazione tra lavoratori stanziali e frontalieri. Il problema della mobilità interessa anche i lavoratori austriaci – fotografa lo status quo Michele Berti, responsabile del dipartimento internazionale Uil del Friuli Venezia Giulia -. Per la Croazia i problemi sono diversi: manca la realizzazione dell’accordo internazionale sul lavoro frontaliero, previsto dalla Bossi-Fini per i Paesi non comunitari. I lavoratori della Croazia si comportano nei fatti come frontalieri, anche se devono passare una sottile striscia di 20 chilometri in Slovenia prima di entrare in Italia, ma i Governi italiano e croato non hanno ancora sottoscritto l’accordo previsto. Per l’effetto molti lavoratori sono costretti a rimanere irregolari o, per avere un’occupazione in regola, devono dichiarare un domicilio in Italia, spesso fittizio. Con la sigla dell’accordo si potrebbero togliere i frontalieri dalle quote annuali del decreto flussi. Le questioni verrebbero però rapidamente superate con l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea, rendendo comunque necessario poi siglare gli accordi per evitare la doppia imposizione sul reddito e per garantire l’erogazioni di tutte le prestazioni previdenziali previste. In questo momento sarebbe importante poi estendere anche ai cittadini croati di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori il beneficio di una riserva di quote d’ingresso in Italia per ragioni di lavoro non stagionale con titolo di prelazione all’interno dei decreti flussi annuali, come è stato per Argentina, Venezuela e Uruguay, nonché considerare la Croazia tra i Paesi beneficiari di una riserva di quote nei decreti flussi annuali per ingressi non stagionali. Sono misure – conclude Berti – finalizzate a contrastare il lavoro irregolare dei cittadini croati che rappresentano una delle comunità più numerose di extracomunitari irregolarmente presenti sul territorio nazionale”. I lavori sono quindi proseguiti con gli interventi di Paolo Battilana (Assindustria Trieste), Cristina Viduli (consulente del lavoro di Confartigianato Trieste), Michelino De Carlo (responsabile ammortizzatori sociali della direzione regionale Inps), Stefano Sibelja (avvocato tributarista), Domenico Tranquilli (direttore dell’Agenzia regionale per il lavoro). Nel pomeriggio i lavori riprenderanno con gli interventi, tra gli altri, di Roberto Treu (coordinatore del dipartimento internazionale Cgil e presidente del Csir Nord-Est) sul partenariato Eures-t-Euradria come strumento per migliorare la mobilità dei lavoratori, e di Giovanni Fania (segretario generale Cisl Friuli Venezia Giulia e vice-presidente Csir), sulla storica carenza di servizi e infrastrutture per il trasporto pubblico tra Friuli Venezia Giulia e aree di confine, prima del dibattito conclusivo condotto da Luca Visentini.

04-12-2010
PER UNA COESISTENZA DI TUTTE LE GENERAZIONI NELLA TOLLERANZA E NELLA SOCIALITA' Il progetto europeo, sviluppato da partner Sloveni, Croati e Italiani nell'ambito del programma dell'Unione europea per l'Europa dei cittadini, è stato illustrato nel corso di una conferenza stampa tenutasi questa mattina all'Hotel Duchi d'Aosta di Trieste. Il periodo della terza età si è allungato, in media di 20-30 anni rispetto al recente passato. Risulta dunque necessario creare un nuovo paradigma sulla comprensione dell'invecchiamento e dell'anzianità, in cui vengano messe in risalto le fonti della forza, le abilità, le capacità e le facoltà degli anziani. Per farlo l'Unione pensionati croati, l'Unione delle associazioni dei pensionati sloveni, l'Unione delle associazioni slovene in Croazia, l'Universitò per la terza età di Skopje, l'Unione dei pensionati della Macedonia, l'Università per la terza età Ljubljana, l'Associazione per i diritti degli anziani del Friuli Venezia Giulia e l'Inštitut Hevreka! hanno dato vita al progetto Per una coesistenza di tutte le generazioni nella tolleranza e nella socialità, finanziato dall'Unione europea nell'ambito del programma dell'Europa per i cittadini, illustrato questa mattina nel corso di una conferenza stampa moderata dal presidente dell'Ada, Zoltan Kornfeind, cui hanno preso parte, tra gli altri, la senatrice Tamara Blazina e il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini. Un progetto che ha preso avvio il primo agosto scorso e che proseguirà con tutta una serie di azioni fino al 31 luglio prossimo. L'invecchiamento attivo – hanno ricordato i partner nel corso della conferenza stampa - deve essere compreso come capacità di vedere le opportunità degli anziani, metterle in atto e realizzarle. L'invecchiamento attivo deve essere, quindi, collegato con la qualità della vita, con la salute e con il completo inserimento sociale degli anziani poiché la conoscenza, le esperienze e la cultura degli anziani hanno effetti economici e, più genericamente, sociali, alla base di una società solida e unita. Il cambio di passo nella concezione della vecchiaia, dunque, è indispensabile. E per farlo, il modo migliore è stimolare la divulgazione delle buone pratiche, così da creare una sorta di effetto a catena che scoraggi il permanere di stereotipi sull'invecchiamento. Fondamentali, in questo senso, sono anche i progetti di cooperazione tra generazioni a partire dai bambini dell'asilo per arrivare fino agli adulti in età lavorativa. L'invecchiamento della società pone diverse sfide alle politiche sociali europee. Partendo dal dato di fatto che negli ultimi dieci anni la disuguaglianza, come la povertà e l'esclusione sociale, nella maggioranza dei Paesi europei non è diminuita, si sta dunque aprendo un'ampia riflessione su come formare, in anticipo sui tempi, le politiche sociali ed economiche, per decidere in che direzione sviluppare la società. Così è stato, ad esempio, in occasione del Festival della Terza Età di Ljubljana, al termine del quale sono emerse alcune indicazioni sulle strade da seguire: compito delle politiche pubbliche è sostenere strategie proficue per i vari ambiti e situazioni di vita degli anziani, stimolandoli a utilizzare i servizi e i programmi che reputano più utili e aumentando l'accessibilità e l'offerta dei servizi, siano essi in forma istituzionale, semi-istituzionale o di volontariato. Organizzativamente e professionalmente bisogna accelerare la fondazione di sistemi per il sostegno della cooperazione tra generazioni e in favore dell'invecchiamento attivo, anche in ambito economico dato che la gestione del patrimonio sta passando sempre più nelle mani degli anziani. In Slovenia, ad esempio, la questione abitativa è un vero e proprio problema, con gli anziani che insistono nel mantenere la proprietà di appartamenti grandi per lasciarli in eredità ai parenti, ma che non sono in grado di mantenere. Bisogna dunque instaurare, stimolare e sostenere una rete di esperti competenti che siano in grado di prestare consulenza professionale e stimolare l'imprenditoria degli anziani, abilitando le organizzazioni Senior per ottenere dei mezzi finanziari sia dall'Unione europea che accedendo ai concorsi nazionali. In conclusione, dunque, si deve stimolare la ricerca nell'ambito della cooperazione tra generazioni, approfondendo la ricerca statistica sugli anziani e sui loro bisogni.

05-11-2010
Le proposte di Cgil, Cisl e Uil in un documento inviato oggi al Presidente Tondo COME USCIRE DALLA CRISI: LE PRIORITÀ DEL SINDACATO PER RILANCIARE L’ECONOMIA E L’OCCUPAZIONE La conferma dei provvedimenti straordinari, ammortizzatori sociali e sostegno all’accesso al credito, va accompagnata da interventi sugli investimenti, per il rilancio della produttività e della qualità del lavoro. E’ questo il credo di Cgil, Cisl e Uil del Friuli Venezia Giulia. Le organizzazioni sindacali regionali Cgil, Cisl e Uil hanno inviato oggi al Presidente della Regione Renzo Tondo un documento, contenente le proposte per contrastare gli effetti della crisi economica e sostenere la ripresa nella nostra regione. Il documento, che si allega nella sua versione integrale, evidenzia come la crisi abbia doppiamente colpito la nostra regione, dal momento che già prima della recessione internazionale il nostro sistema produttivo denunciava sintomi di una crisi strutturale di trasformazione. È anche per questa ragione che i timidi segnali di ripresa a livello globale stentano ad attecchire in Friuli Venezia Giulia. La risposta a questa situazione, che ha falcidiato negli ultimi due anni migliaia di posti di lavoro, deve essere di lungo periodo. I provvedimenti assunti dalla Regione (ammortizzatori sociali e sostegno all’accesso al credito per le imprese), pur condivisi dalle organizzazioni sindacali, non sono stati assolutamente sufficienti a rilanciare l’economia. È giunto il momento, per Cgil, Cisl e Uil, di mettere in campo un’analisi strategica e misure di incentivazione più robuste per la nostra economia. È per questa ragione che nel documento i sindacati richiedono la conferma dei provvedimenti straordinari, ma al tempo stesso puntano soprattutto sugli investimenti. Ammortizzatori sociali e incentivazioni alle assunzioni dei disoccupati, quindi, ma anche infrastrutture, sostegno all’innovazione, incentivi e sconti fiscali per le imprese virtuose. Inoltre, una grande campagna di rilancio della produttività e della qualità del lavoro, nonché della crescita dimensionale e manageriale del tessuto imprenditoriale. Solo così le nostre aziende, secondo Cgil, Cisl e Uil, potranno competere sui mercati internazionali e agganciare la ripresa economica. Rilancio della produttività significa anche incremento dei salari, e quindi dei consumi interni, il che fa bene alla ripresa. Un concetto, quello di “più salario per più produttività ed efficienza”, che per il sindacato si deve applicare anche al settore pubblico, dove al rinnovo del contratto del comparto, bloccato da troppo tempo, si deve accompagnare una vera riforma della pubblica amministrazione regionale. Una riforma per la quale il sindacato confederale si sta battendo da molti anni, senza ricevere risposte adeguate dalle istituzioni. “Nelle lettera accompagnatoria che abbiamo inviato al Presidente Tondo - ha sottolineato il segretario generale della Uil Luca Visentini - abbiamo richiesto l’immediata convocazione del tavolo di concertazione, nel quale poter discutere delle nostre proposte, ma anche di quelle avanzate dagli imprenditori, per uscire dalla crisi. Il nostro documento punta su un rilancio del confronto con la Regione, che da episodico diventi continuativo e produttivo di risultati concreti. Inoltre - ha concluso Visentini - alla Regione chiediamo anche che ci spieghi come intende strutturare la Finanziaria 2010, perché le notizie che abbiamo appreso dalla stampa sono molto preoccupanti. Non vorremmo che, nonostante l’accordo sulle compartecipazioni Inps, i tagli del 2011 fossero peggiori di quelli del 2010. Questo darebbe una mazzata letale all’economia e al welfare del Friuli Venezia Giulia.” “Nelle prossime settimane ci incontreremo anche con le associazioni degli imprenditori, dalla Confindustria alle associazioni delle PMI, alla cooperazione.” Ha aggiunto il segretario della Cisl Giovanni Fania. “Con le imprese vorremmo condividere il metodo della concertazione e le misure per rilanciare l’economia, ma anche estendere quanto più possibile la contrattazione di secondo livello, aziendale e territoriale, essenziale per aumentare la produttività e i salari in un momento di crisi come questo. Il problema del rinnovo dei contratti però non può riguardare solo il settore privato - ha sottolineato Fania -La Regione e le autonomie locali non possono trascinare oltre la trattativa sul comparto unico, i lavoratori pubblici del Friuli Venezia Giulia hanno diritto ad un contratto come quelli del resto d’Italia e sono stanchi di aspettare.”

30-10-2010
LA UIL CONFERMA LA CONTRARIETA’ ALLA NOMINA DI CALENDA AL VERDI Calenda è incompatibile. Abbia almeno il buon gusto di dimettersi dall’incarico di direttore del Rossetti. Così il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, dopo la nomina di Calenda a sovrintendente del Teatro Verdi. Non possiamo che riconfermare la nostra assoluta contrarietà alla nomina di Antonio Calenda a sovrintendente del Verdi. Calenda non ha alcuna competenza nella gestione di una macchina complessa come un teatro lirico, che dà lavoro a circa trecento dipendenti. E i risultati che ha conseguito al Rossetti hanno determinato la trasformazione di un teatro stabile pubblico in un mero contenitore i cui pochi spettacoli di produzione hanno la regia dello stesso Calenda. Calenda è tre volte incompatibile con il ruolo di sovrintendente perché è al tempo stesso direttore del Rossetti, ma anche direttore artistico e regista dello stesso teatro. Al di là delle sue doti professionali, Calenda non potrà avere né il tempo né la concentrazione per occuparsi del rilancio del Verdi. Tra l’altro dalle parole del sindaco Di Piazza, che si è dimostrato totalmente insensibile alle richieste dei lavoratori, già si comprende che Calenda dovrà essere affiancato al Verdi da un direttore artistico e uno organizzativo, dimostrando da subito che sarà un sovrintendente dimezzato. Questi nuovi dirigenti faranno ulteriormente lievitare i costi, che si ripercuoteranno inevitabilmente sui posti di lavoro. Ormai la frittata è fatta. Se Calenda vuole avere un minimo di credito tra i lavoratori e presso il pubblico, dimostrando di voler fare davvero il sovrintendente, che abbia almeno il buon gusto di dimettersi da direttore del Rossetti.

25-10-2010
IL CENTRO DESTRA SI SVEGLIA TARDI. È IL PIANO SOCIO-SANITARIO AD ESSERE SBAGLIATO La Uil chiede una riforma della sanità giusta per i cittadini della Regione. E’ surreale che la maggioranza di centrodestra che regge la giunta Tondo si sia accorta solo ora della spregiudicatezza dell’assessore Kosic e dei suoi uffici nel gestire la ristrutturazione della sanità in Friuli Venezia Giulia. E’ da molti mesi che il sindacato sottolinea l’assoluta irrazionalità dei tagli contenuti nel piano socio-sanitario, irrazionalità che viene confermata dagli interventi proposti da Kosic per il 2011. La levata di scudi del centrodestra, però, non è indirizzata a correggere queste storture, ma semplicemente a difendere i bacini elettorali di questo o di quel consigliere, utilizzando la redistribuzione delle risorse come un trucco per tagliare le risorse complessive della sanità. Paradossalmente per la prima volta l’assessore Kosic, pur facendo molta confusione, aveva indicato anche alcune proposte condivisibili, ma la bagarre politica che contraddistingue il dibattito sulla sanità impedisce i ragionamenti e una riforma virtuosa di cui i cittadini della Regione hanno sempre più bisogno.

12-10-2010
Il 21 ottobre a Udine il convegno nazionale organizzato dalla Uil Fpl regionale Palazzo della Regione di via Sabbadini “L’OPERATORE SOCIO SANITARIO: NUOVE PROSPETTIVE DI RISPOSTA AI BISOGNI DI SALUTE” Il convegno, che avrà al centro del dibattito l’integrazione socio-sanitaria del processo dell’assistenza, ha lo scopo di fare il punto della situazione per capire quante e quali figure professionali ruotano attorno al mondo dell’assistenza e come si possa operare in modo efficiente. L’integrazione socio-sanitaria del processo dell’assistenza alla persona sarà il nodo cruciale al centro del convegno nazionale “L’operatore socio-sanitario: nuove prospettive di risposta ai bisogni di salute”, organizzato dalla segreteria della Uil Fpl del Friuli Venezia Giulia per il 21 ottobre nel palazzo della Regione a Udine. “E un convegno per operatori dedicati all’assistenza a 360 gradi. E' un momento per fare il punto della situazione, per capire quante e quali sono le "figure" che ruotano attorno all'assistenza e come si può operare in modo efficiente”, spiega il segretario regionale della Uil Fpl del Friuli Venezia Giulia, Luciano Bressan, che alle 9 aprirà i lavori con il suo indirizzo di saluto. I relatori, tra cui vi sarà anche il Presidente della Regione Renzo Tondo e l’assessore regionale Vladimir Kosic, moderati da Maria Vittoria Gobbo, della segreteria nazionale della Uil Fpl, dibatteranno per tutta la giornata sul ruolo e sulle responsabilità dell’operatore sanitario nel presente, passato e futuro dell’assistenza. “La vera novità del convegno organizzato a Udine – aggiunge Bressan – sarà data dall’interazione offerta ai partecipanti, in modo che tutti possano essere protagonisti del dibattito”. Tramite un questionario, dal titolo “tutti protagonisti”, ogni partecipante potrà indirizzare un proprio quesito ai relatori seduti al tavolo, inserendolo nell’apposito contenitore all’ingresso o consegnandolo alla hostess in sala. I quesiti verranno poi rivolti agli esperti dalla moderatrice del convegno, cui prenderanno parte i responsabili, regionali e nazionali, di tutti i collegi e ordini sociali, assistenti sociali, Ipasvi-collegio degli infermieri, assistenti sanitari, associazioni degli operatori socio sanitari, degli infermi generici e puericultrici, Migep e Asnoss, oltre a molti direttori generali delle aziende ospedaliere o territoriali del Friuli Venezia Giulia. Tra gli ospiti attesi a Udine anche il dottor Saverio Proia, membro del tavolo tecnico del Ministero della salute. Alla giornata di lavoro possono partecipare, previa richiesta di iscrizione telefonando al 3491825052, tutte le figure professionali adibite all’assistenza, assistenti domiciliari e familiari, adest, ota, oss, infermieri, assistenti sanitari e sociali, fisioterapisti, medici e membri delle associazioni di volontariato, ma anche semplici cittadini. Chiuderà i lavori, il segretario generale nazionale della Uil Fpl, Giovanni Torluccio.

12-10-2010
UILPENSIONATI TRIESTE: FORTE INDIGNAZIONE PER LE DICHIARAZIONI SULLA SANITA’ La Uil pensionati di Trieste esprime la propria assoluta contrarietà a qualsiasi autoritarismo su un settore delicato come la sanità, che si riflette a discapito della popolazione anziana e dei ceti più deboli della popolazione. La Uilpensionati di Trieste esprime forte indignazione alle notizie apparse la settimana scorsa sul giornale quotidiano locale, relative alla sanità locale, ed in particolare alla perdita secca di 35 posti letto alla IIIa Medica, dell’ospedale di Cattinara, senza che nessuno muova un dito su questo gravoso evento. La Uilpensionati fa presente altresì che è giusto condividere la manifestazione della Barcolana e sostenere la triestinità della manifestazione, contrariamente all’ “incomprensibile” levata di scudi da parte di alcuni consiglieri regionali; ma, detta manifestazione, inizia e finisce nell’arco di una settimana, mentre i problemi relativi alla sanità locale rimangono e si aggravano a scapito soprattutto della popolazione anziana e dei ceti più deboli. Appare strano avere un assessore regionale triestino, il quale sembra non occuparsi delle competenze del suo Assessorato “sanità”, nonostante più volte sollecitato ad assumere provvedimenti mirati a rimediare questa grave situazione. La Uilpensionati dichiara la sua assoluta contrarietà a qualsivoglia autoritarismo su un settore così delicato quale la sanità.

06-10-2010
SANITA’: INACCETTABILE LA MODIFICA DEL SISTEMA DI FINANZIAMENTO E’ attraverso un comunicato congiunto del segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, e del segretario responsabile della Uil Fpl di Trieste, Luca Tracanelli, che la Uil del Friuli Venezia Giulia prende posizione a fronte delle affermazioni dell’assessore regionale Kosic. Sono inaccettabili le affermazioni di Kosic che intende modificare il sistema di finanziamento al solo scopo di tagliare fondi alla sanità triestina. L’attuale suddivisione delle risorse è costruita su delle medie ponderate che tengono conto non solo degli abitanti di ogni singola provincia, ma anche della quantità di popolazione anziana e infantile, dell’incidenza delle malattie e dei servizi resi da ciascuna azienda sanitaria. Questo sistema di calcolo è in vigore in tutta Europa e la sua ridefinizione, per come la vuole fare la giunta Tondo, metterebbe la sanità del Friuli Venezia Giulia fuori dalle regole nazionali. Dietro a una vecchia e sterile polemica di campanili si nasconde in realtà l’intento di diminuire i soldi per Trieste, non per darne di più alle altre Province, ma per tagliare completamente i soldi per la sanità. Appare chiaro che si vuole fare cassa alle spalle dei cittadini di Trieste. Riducendo i finanziamenti si riducono i servizi e non si migliora sicuramente la qualità. Che a Trieste non si navighi nell’oro è chiaro; basta pensare alla Terza Medica di Cattinara che, dopo le ferie estive, non riaprirà per carenza di personale. Ma la Regione parla ancora una volta di contenimento e quindi di riduzione degli organici. Il capitolo Burlo esplode in tutta la sua portata. Si è partiti dal trasfusionale e si continuerà a chiudere e accorpare, demolendo giorno dopo giorno l’istituto con gravi ricadute sugli utenti che, ricordiamolo, non provengono solo da Trieste. Il disegno è chiaro: togliere risorse per causare inefficienze e quindi procedere con ulteriori tagli non valutando minimamente le ricadute sull’utenza. E non dimentichiamo che i pazienti del Burlo sono bambini.

22-09-2010
VERTICE REGIONE-SINDACATI: MODERATA SODDISFAZIONE DELLA UIL REGIONALE Il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, esprime moderata soddisfazione all’esito dell’incontro con il Presidente Tondo e la giunta regionale per gli impegni assunti. Il sindacato, che ora vigilerà sul loro rispetto, ribadisce però la necessità di un coinvolgimento delle parti imprenditoriali. Siamo abbastanza soddisfatti dell’esito dell’incontro con il Presidente Tondo e con la giunta in merito alla crisi e agli interventi per superarla. Abbiamo condiviso con la Regione la preoccupazione relativa all’incertezza della ripresa e al rischio disoccupazione al termine degli ammortizzatori sociali. Le misure messe in campo fino ad ora, compreso il sostegno al credito per le imprese, sono un aiuto importante ma non sufficiente a far ripartire l’economia. Abbiamo sottolineato tre priorità: la necessità di far crescere il tessuto delle imprese regionali, intervenendo sulla competitività e sulla produttività. Abbiamo ribadito l’urgenza di realizzare investimenti per le infrastrutture, in particolare quelle energetiche, e per le bonifiche dei siti inquinati. Abbiamo ribadito la nostra disponibilità a una riforma della pubblica amministrazione regionale, finalizzata ad aumentarne l’efficienza e a ristrutturarne la spesa. Le risorse disponibili sono poche e la finanziaria 2011 rischia di essere molto difficile, ma guai se ci si rassegna a tagliare gli investimenti e i servizi. Il Presidente e la giunta si sono detti disponibili ad avviare un confronto serrato e concreto su tutti questi temi, per approdare a una soluzione condivisa. Il Presidente Tondo si è inoltre impegnato a reperire tutte le risorse dovute alla Regione da parte dello Stato centrale, per dare stabilità a investimenti e bilancio regionale. Nelle prossime settimane verificheremo la concretezza di questi impegni che dovranno coinvolgere anche le parti imprenditoriali. Con queste ultime sarà necessario avviare una campagna ampia di contrattazione aziendale e territoriale a sostegno della produttività e della crescita economica.

16-09-2010
UIL REGIONALE: I DATI ISTAT INDICANO UNA CRESCITA DEBOLE E UNO SCENARIO ANCORA PREOCCUPANTE Per rilanciare l’economia servono investimenti pubblici e contrattazione decentrata, per aumentare la produttività, i salari, i consumi interni: questa la nostra idea di PATTO SOCIALE per lo sviluppo. I dati dell’Istat che registrano una lieve ripresa economica in Friuli Venezia Giulia non ci tranquillizzano. Siamo ancora al di sotto dell’1,5% del Pil, l’industria cresce meno dell’1%, i consumi interni sono sostanzialmente paralizzati. Inoltre le previsioni tendenziali degli osservatori fanno pendere la bilancia sul versante di un ulteriore peggioramento. Per questa ragione noi rilanciamo la necessità di politiche strutturali a favore della ripresa, che devono essere messe in campo innanzitutto dalle istituzioni. Il rilancio degli investimenti e il sostegno all’innovazione delle imprese deve essere al centro delle politiche regionali e a questo fine devono essere reperite le necessarie risorse. Non ci stanchiamo di sostenere che la Regione deve rinegoziare con il Governo la compartecipazione alle entrate fiscali, in particolare delle pensioni. Mancano all’appello circa 500 milioni di euro, che la Regione non richiede con abbastanza forza al Governo, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale glieli garantisca. Con questi fondi si quadrerebbe il bilancio regionale. Invece, il Presidente Tondo si è affrettato a sottoscrivere la manovra estiva di Tremonti, che falcidia le risorse delle Regioni e degli Enti Locali, innescando una spirale recessiva. Anche le parti sociali, però, devono svolgere il loro ruolo, non solo ripetendo il peana dell’abbattimento del costo del lavoro e della flessibilità, che ha nuovamente rilanciato il presidente di Confindustria regionale. Per noi le criticità sono altre: la piccola dimensione delle nostre imprese, che frena gli investimenti e la ricerca tecnologica; la bassa produttività che penalizza la competitività; la stagnazione della domanda interna. Gli stessi fattori critici indicati dalla Banca d’Italia. Questi fattori negativi possono essere ribaltati solo e soltanto con l’innovazione, la formazione e l’aumento dei salari legati alla produttività. Il patto sociale che ha proposto Marchionne a livello nazionale è possibile anche da noi, ma solo se si capirà che esso passa attraverso la contrattazione aziendale e territoriale. Su questo chiediamo agli imprenditori della nostra regione uno sforzo che finora non c’è stato e che serve allo sviluppo dell’economia e dell’occupazione. Quando si cita la l’esempio della Germania, non bisogna commettere peccati di dimenticanza e omissione: in quel Paese l’export e la produttività sono cresciuti perché esiste da decenni un patto forte di partecipazione e addirittura di cogestione tra le imprese e i lavoratori. Queso è un vero patto sociale: sarà realizzabile se ci sarà la volontà convergente di imprese, sindacati, istituzioni. Ognuno si assuma le sue responsabilità, noi siamo pronti.

15-09-2010
STRUTTURE SANITARIE CONVENZIONATE FUORI CONTROLLO Il caso del fallimento dell’Ospizio marino di Grado ha posto il problema della carenza di potere regionale di controllo e verifica sulle strutture sanitarie convenzionate. Ma le richieste di apertura di un tavolo di confronto con gli assessori regionali formulate dalla UIL sono rimaste inascoltate ormai da oltre un mese. “La Regione Friuli Venezia Giulia non sembra avere titolo di controllo e verifica in tutte le strutture convenzionate con la sanità pubblica. E’ paradossale”. A sottolineare il controsenso sono il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, il segretario regionale della Uil confederale, Fernando Della Ricca, i segretari regionale Uil Fpl, Luciano Bressan, e Uil Pensionati, Caterina Martina, che in questi giorni stanno mettendo sotto la lente di ingrandimento tutti i nodi ancora irrisolti in tema di sanità. Il problema dei rapporti tra la Regione e le strutture sanitarie private convenzionate con il sistema pubblico è emerso con prepotenza dopo il caso eclatante del fallimento dell’Istituto Barelai di Grado, meglio noto anche come “Ospizio marino di Grado”, che, dal 16 luglio, ha sospeso senza stipendio 66 lavoratori per cessata attività. A distanza di un mese da quella data, il 16 agosto, gli assessori regionali, Brandi e Kosic, hanno convocato un tavolo di concertazione per trovare una soluzione alla questione, per creare e condividere le condizioni e i presupposti affinché questi 66 lavoratori potessero avere un minimo di sostegno economico tramite lo strumento della cassa integrazione in deroga. Ottenute dai commissari fallimentari presenti all’incontro le garanzie per una possibile ricollocazione all’interno della stessa azienda di una parte consistente dei lavoratori, il tavolo ha quindi provveduto a riconoscere la cassa integrazione in deroga per tre mesi. Tamponata la situazione concreta di emergenza, sono rimaste invece senza risposta questioni di carattere più generale. Nel corso dello stesso incontro, infatti, la Uil, attraverso il suo segretario regionale confederale, Fernando Della Ricca, ha posto un interrogativo puntuale all’assessore Kosic: tutte quelle centinaia di famiglie che avevano un anziano in Rsa o un disabile ospitato nella struttura marina di Grado o che usufruivano delle visite specialistiche eseguite in convenzione sono state indirizzate verso altre strutture o sono stati lasciati abbandonati a se stessi? Ma a domanda specifica, ha fatto seguito solo una risposta alquanto evasiva dell’assessore Kosic, che si è limitato ad affermare che l’Istituto di Grado, pur convenzionato con il sistema sanitario nazionale, è comunque una struttura privata. Di fatto sembra che la Regione si trovi dunque con le mani legate, priva di un titolo per poter svolgere attività di controllo e verifica delle strutture private e convenzionate. Una situazione che la Uil considera quanto meno paradossale e deplorevole. Già nel corso della riunione del 16 agosto, la Uil aveva invitato l’assessore a intervenire, senza ricever alcuna risposta certa in merito. La Uil ha quindi formalizzato l’esigenza di aprire un tavolo di confronto sul tema dei rapporti sanità pubblica e strutture private convenzionate, ma ancora oggi, a distanza di un mese, la Uil e le altre organizzazioni sindacali presenti sono ancora in attesa di una presa d’atto formale della richiesta da parte della Regione.

12-07-2010
PRESIDIO UIL IN PREFETTURA E’ davanti alla Prefettura, in piazza Unità a Trieste, che tutte le categorie della Uil del Friuli Venezia Giulia si sono date appuntamento alle 9.30 per attivare un presidio di protesta, atto conclusivo di mesi di manifestazioni contro la manovra. Una delegazione sindacale è stata ricevuta dal Prefetto Vicario a cui ha consegnato un documento contenente gli emendamenti alla Finanziaria proposti dalla Uil. “Siamo moderatamente soddisfatti dei risultati ottenuti grazie alle manifestazioni indette negli ultimi mesi e culminate con il presidio odierno”. Sono le prime parole pronunciate questa mattina dal segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, in occasione del presidio indetto davanti alla Prefettura, in piazza Unità a Trieste, che si è svolto in contemporanea in tutte le province d’Italia. “Fino ad ora, con le nostre manifestazioni, siamo riusciti ad ottenere dei risultati concreti. Abbiamo ottenuto lo sblocco degli scatti di anzianità nella scuola, l’eliminazione della norma che congelava i salari individuali dei dipendenti pubblici e risolto il problema dei lavoratori in mobilità prossimi alla pensione, che sono stati dispensati dal blocco delle finestre per il pensionamento – precisa il segretario generale Visentini -. Ora speriamo nella sensibilità del Parlamento che, in occasione del voto della Finanziaria nazionale, riesca ad attenuare il blocco della contrattazione nel settore pubblico e il blocco delle pensioni”. Una delegazione della Uil del Friuli Venezia Giulia, ricevuta in Prefettura alle 10.30, ha consegnato al Prefetto vicario un documento contenente proprio gli emendamenti che la Uil ha proposto al Governo e al Parlamento per modificare le parti negative della Finanziaria. In particolare, gli emendamenti della Uil mirano a correggere il blocco della contrattazione nei settori pubblici, il blocco dei pensionamenti e la discriminazione a danno delle lavoratrici pubbliche, i tagli agli enti locali virtuosi. Inoltre la Uil insiste con il Governo affinché vengano rafforzate le misure positive contenute nella manovra, ovvero la lotta all’evasione fiscale e agli sprechi della politica, nonché rilanciati gli investimenti in innovazione e ricerca. “La strategia della Uil, che ha scelto la via delle proposte costruttive anziché delle proteste fine a se stesse, si è rivelata vincente”, conclude Visentini, nella speranza che anche il presidio odierno riesca a convincere Governo e Parlamento che deve essere fatto ancora uno sforzo per restituire equità alla manovra, distribuendo i tagli su tutti i cittadini ed evitando che la contrazione degli investimenti porti ad una ulteriore recessione economica.

09-07-2010
LA UIL OSPITE A CAPODISTRIA L’Ada, il Patronato Ital, la Uil Pensionati e la segreteria regionale della Uil sono stati ricevuti ieri in Comune a Capodistria per uno scambio di esperienze transfrontaliere di aiuto agli anziani. A fine settembre il sindacato parteciperà al Festival della Terza età a Ljubljana. Si rinsaldano i legami transfrontalieri della Uil. Giovedì 8 luglio, su invito del presidente dell'Unione territoriale dei pensionati per il Litorale sud, Marjan Pavlic e della Coordinatrice territoriale del progetto "Anziani per gli anziani", Slavica Frelih, l’Ada (Associazione per i diritti degli anziani del Friuli Venezia Giulia) della Uil Pensionati, ha preso parte a un incontro internazionale a Capodistria, insieme ai rappresentanti del Patronato Ital del Friuli Venezia Giulia, della Uil Pensionati e un rappresentante della segreteria regionale della Uil. La delegazione della Uil è stata ricevuta nel Comune Città di Capodistra dal vice-sindaco Alberto Scheriani e dal responsabile dell'ufficio per le attività sociali e lo sviluppo, Timotej Pirjevec, che hanno illustrato le attività svolte a favore degli anziani. Scopo dell’incontro, infatti, era quello di favorire lo scambio di informazioni e di esperienze transfrontaliere per comprendere le modalità di offerta di aiuto indirizzata agli anziani da parte di associazioni di volontariato e dall’amministrazione locale. “E’ stata una bella e fruttuosa esperienza – testimonia il presidente regionale Ada, Kornfedind Zoltan, ringraziando dell’ospitalità la delegazione slovena -. La visita ci ha permesso di constatare di persona la qualità delle strutture e dei servizi offerti”. Gli ospiti italiani hanno potuto prendere coscienza della realtà del Centro di attività diurne per anziani Bonifica, inaugurato il 7 luglio, nel centro di Capodistria, messo a disposizione dal Comune e gestito dai volontari dell’Unione dei pensionati, con l’obiettivo di offrire attività culturali, ludiche, artistiche, educative, sociali e ricreative per far star bene gli anziani nella terza età. Una tappa della visita è stata fatta anche alla Casa di riposo a Markovec, una struttura pubblica per gli anziani del capodistriano e che ospita 220 persone, per due terzi non autosufficienti, con offerta di assistenza, attività sanitarie e ricreative. L’incontro di Capodistria, che segna il secondo anno di scambi di esperienze tra la Uil del Friuli Venezia Giulia e l’Unione dei pensionati sloveni, segue un precedente ritrovo tra le due realtà che si era tenuto a fine maggio a Cormons, con la visita alla casa di riposo comunale “La Cjase”. Il prossimo appuntamento è in programma il 29-30 settembre e 1 ottobre, con la partecipazione di Ada, Uil e Patronato Ital alla decima edizione del Festival della Terza età di Ljubljana, il più grande in Europa dedicato alla terza età. Il tema oggetto dell’edizione 2010, anno in cui il festival assumerà un respiro sempre più internazionale, sarà quello della povertà e dell’esclusione sociale, con particolare riferimento ai Paesi dell’ex Jugoslavia. Trieste, 9 luglio 2010

07-07-2010
Proseguono le proteste della Uil contro la manovra finanziaria del Governo MANOVRA FINANZIARIA, CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI DI PROTESTA Già raccolte oltre 1300 firme con le prime attività di presidio e in attesa di tirare le somme definitive con l’invio delle cartoline informatiche il 14 luglio, la Uil del Friuli Venezia Giulia continua a ideare manifestazioni di protesta ad opera dei comparti funzione pubblica, pubblica amministrazione e scuola. Sono già 1300 le firme raccolte nei tre banchetti di presidio attivati a Trieste, Gorizia e Pordenone, a partire dal 28 giugno, dalla Uil-Fpl e dalla Uil-Pa nei settori della sanità, degli enti locali e dello Stato, per sensibilizzare il personale e gli utenti dei servizi pubblici sulle storture della manovra finanziaria in fase di approvazione da parte del Governo. Con l’ ultima giornata di presidio, indetta oggi nel viale centrale dell’Azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia, e con le attività di raccolta firme condotta nei luoghi di lavoro, la Uil punta a dare il suo contributo alla manifestazione nazionale del 14 luglio, “Contestare senza costare”, inviando circa 2 mila cartoline informatiche al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e ai ministri Giulio Tremonti, Renato Brunetta e Maurizio Sacconi e ai capi-gruppo di Camera e Senato. “Con la raccolta firme già in atto e con le manifestazioni ancora in programma, puntiamo a chiedere la salvaguardia della contrattazione e la difesa dei salari, la modifica del decreto Brunetta, il re-investimento nel settore dei risparmi provenienti dagli interventi in materia previdenziale e la difesa dei livelli occupazionali necessari a garantire l’erogazione dei servizi ai cittadini. La UIL si batte per aumentare l’efficienza e la produttività della pubblica amministrazione, e questo non si fa tagliando indiscriminatamente, ma investendo sul valore del lavoro”, esordisce il segretario confederale regionale, Luca Visentini, aprendo la conferenza stampa a Udine. “Le manifestazioni che abbiamo promosso fino ad ora – aggiunge Visentini – hanno ottenuto importanti risultati nei settori della scuola e dello Stato, premiando la scelta di chi, come la Uil, ha scelto la via degli emendamenti alla manovra, e non della protesta fine a se stessa”. “La manovra adottata è iniqua perché va a colpire esclusivamente il pubblico impiego. E, soprattutto, non si va a toccare minimamente gli sprechi della politica – aggiunge anche il segretario regionale Uil-Fpl, Luciano Bressan –. A questo punto ci aspettiamo che ci sia almeno una revisione parziale dell’ impostazione della finanziaria, anche perché a livello nazionale si prevede un afflusso di circa 1 milione di cartoline inviate al Governo“. Nel frattempo, venerdì 9 luglio, la Uil-Pa ha indetto lo sciopero generale di tutti gli statali, che convergeranno nella manifestazione in programma a Roma, assieme alla richiesta di audizione già indirizzata alle commissioni e ai gruppi parlamentari di Camera e Senato. “Il blocco non è di 3 anni, come dicono, ma di 6 perché di fatto l’adeguamento a fini inflazionistici si otterrà solo dopo il sesto anno – illustra alcuni degli aspetti più controversi, Serenella Silvestri Campagnano, in rappresentanza della Uil Pa regionale -. Si vanno a colpire i lavoratori pubblici, che già hanno una delle retribuzioni più basse d’Europa. Se a questo si aggiunge l’annunciata anticipazione al 2012 dell’aumento a 65 anni d’età pensionabile delle donne dipendenti pubbliche siamo in presenza di un vero e proprio attacco discriminatorio nei confronti di un’intera categoria. Non è facendo cassa sempre e solo sulle spalle di pensionati e lavoratori dipendenti che si possono combattere i veri mali della nostra economia, primo fra tutti il vergognoso livello raggiunto dall’evasione fiscale che non si contrasta depotenziando e tagliando risorse alle agenzie fiscali”. Contro la manovra si mobilita anche il comparto scuola, già penalizzato negli anni precedenti da ripetuti tagli. “In Regione in 3 anni abbiamo perso 1500 posti di lavoro; solo per l’anno 2010/2011 avremo 379 docenti e 264 Ata in meno (50 assistenti amministrativi, 26 tecnici, 187 bidelli e 1 direttore dei servizi amministrativi). I docenti calano di 165 unità alle primarie, 68 alle secondarie di primo grado e 158 alle secondarie di secondo grado, a fronte di un solo incremento di 12 posti all’infanzia. La scuola sta già dando il suo contributo, non c’è bisogno di ulteriori tagli. E se anche nell’incontro di un paio di settimane fa, il Ministro Tremonti ci ha assicurato che c’è la copertura finanziaria per garantire gli scatti di anzianità, siamo ugualmente preoccupati – rincara Ugo Previti, segretario regionale della Uil scuola -. Tutti gli altri Paesi dell’Unione stanno facendo manovre, ma nessuno tocca la scuola, anzi vengono fatti investimenti. Noi abbiamo invece il primato di far pagare la crisi alla scuola”. Le proteste proseguiranno poi il 16 luglio con una manifestazione nazionale della Uil Confederale, decisa venerdì scorso dal direttivo nazionale, a sostegno degli emendamenti alla manovra presentati dalla Uil. Quel giorno, la manifestazione si terrà in contemporanea davanti a tutte le Prefetture d’ Italia.

10-06-2010
INAUGURATA LA NUOVA SEDE DELLA UIL PENSIONATI A OPICINA E’ ormai solo questione di giorni per l’apertura effettiva della nuova sede della Lega Uil Pensionati in via Di Prosecco, 12, in località Opicina, nell’Altipiano triestino, inaugurata oggi alla presenza del segretario nazionale della segreteria Uil Pensionati, Agostino Siciliano, di svariati rappresentanti sindacali, dell’assessore del Comune di Trieste alla promozione e protezione sociale, Carlo Grilli, e del presidente della circoscrizione Altipiano est, Marko Milkovic. “Fino ad ora non avevamo una sede unitaria nell’altipiano, ma due distaccate, una a Opicina, dove eravamo ospiti di un ente sloveno, e una in un piccolo vano ad Aurisina. Grazie alla nuova sede, ubicata proprio nel centro di Opicina, facilmente raggiungibile dagli utenti e dotata anche di un parcheggio interno, possiamo così concentrare tutta una serie di servizi da offrire ai pensionati e non solo”, commenta il segretario Uil pensionati di Trieste, Claudio Mosetti, inaugurando la nuova sede che la Uil dividerà con altre due associazioni del territorio, ottenuta grazie all’interessamento dell’assessore Grilli che ha concesso in affitto al sindacato la sede, che vanta una sala d’aspetto e un ufficio. Oltre all’assistenza ai pensionati, nella nuova sede verranno offerti anche i servizi del Caf, relativi alle dichiarazioni dei redditi, ai modelli Isee, ai Red e alle agevolazioni gas, e del Patronato, con le pratiche relative alle domande di pensione (Inps-Inpdap) e di invalidità, con le attività di assistenza per gli infortuni sul lavoro e le pratiche per i lavoratori esposti all’amianto. Nei locali di Opicina troveranno spazio anche l’Unione italiana lavoratori del mondo, che si interessa degli italiani all’estero, e l’Adoc, a tutela dei consumatori. Una volta a settimana, con orari ancora da stabilire, sarà presente anche un avvocato per offrire l’assistenza legale agli iscritti e ai loro familiari. “A Opicina, vista la posizione proprio vicino al confine – conclude Mosetti – offriremo assistenza anche ai nostri iscritti italiani residenti in Slovenia, soprattutto per quanto attiene alle pratiche pensionistiche”. Le giornate e gli orari di apertura al pubblico verranno comunicati prima possibile.

01-06-2010
MOBBING? NO, GRAZIE! Il Punto di Ascolto Mobbing della Camera confederale del lavoro Uil di Trieste, al terzo anno di attività, continua nella sua opera di sostegno ai lavoratori che vivono situazioni di disagio. Ed è pronto a farlo con due nuovi progetti, che prenderanno avvio nei prossimi mesi. Istituito nel 2007, con il progetto “Mobbing? No grazie!”, il Punto di Ascolto Mobbing della Camera confederale del lavoro Uil di Trieste, uno dei sette centri accreditati in Regione, è pronto a tagliare il traguardo dei tre anni di attività; con uno sguardo alle attività finora realizzate e un pensiero già proiettato alle nuove iniziative che stanno per nascere. “La Uil è stato il primo sindacato ad occuparsi di mobbing e ad istituire i primi punti di ascolto in Italia. Non è un caso che Giorgio Benvenuto, figura storica della Uil, e Segretario nazionale dal 1976 al 1992, è stato per ben tre legislature tra i promotori di disegni di legge in materia”, ripercorre le tappe storiche che hanno portato alla nascita del punto di ascolto la dottoressa Gerarda Urciuoli, responsabile del centro di via Polonio n. 5 a Trieste dove, il martedì e il mercoledì, dalle 15 alle 19, i lavoratori interessati possono rivolgersi agli esperti del centro (counsellor, medico-legale, medico del lavoro, psicoterapeuta e giuslavorista), per ottenere una consulenza gratuita per la soluzione del proprio problema. Gli interessati possono rivolgersi al centro anche per consulenze telefoniche, al numero 040660994, con segreteria attiva 24 ore su 24, o via e-mail all’indirizzo info@benesserelavoro.it. Solo nel 2009 il punto ha gestito oltre un centinaio di contatti telefonici (70%) e via e-mail (30%), alcune delle quali inviate anche da lavoratori italiani dipendenti di aziende italiane, ma residenti all’estero (Francia, Inghilterra e Australia), venuti a conoscenza dei servizi offerti tramite il sito internet www.benesserelavoro.it. Al centro si sono invece rivolti di persona oltre 30 utenti, uomini e donne in percentuali sostanzialmente equivalenti, di età compresa tra i 20 e i 60 anni, di media cultura, quasi tutti in possesso di diploma di scuola media superiore, sia del settore pubblico che privato. “Oltre a informazioni generali sulla legge, sul servizio e sulle possibilità di successo di eventuali denunce – spiega Gerarda Urciuoli - spesso gli utenti chiedono un sostegno di fronte al grave disagio lavorativo vissuto, ma non si sentono pronti ad azioni di denuncia per timore di ritorsioni da parte dell’azienda”. Per “festeggiare” i tre anni di vita del Punto di ascolto, oltre a proseguire con le normali attività di consulenza, la dottoressa Urciuoli è pronta a lanciare a breve due nuovi servizi. In primis, entro fine giugno, la guida al mobbing per gli stranieri, un libretto in cui verranno prese in considerazione le nuove forme di mobbing su questa specifica categoria di lavoratori, anche in conseguenza dell’applicazione della legge Bossi-Fini. Il volume, che verrà redatto in 5 lingue, (italiano, inglese, albanese, serbo-croato e ucraino) e stampato in 4 mila copie cui verrà data ampia diffusione, vuole offrire agli stranieri alcuni strumenti conoscitivi per riconoscere il fenomeno. Da novembre, poi, partirà un nuovo progetto di gruppi di auto mutuo aiuto in cui la situazione di disagio psico-sociale (straining, burn-out, mobbing) vissuta dal singolo lavoratore all’interno del posto di lavoro diventa il punto di partenza di una relazione di aiuto reciproco. Il gruppo, in pratica, diventa una sorta di contenitore del disagio, esplicitato e condiviso, e di fucina dove trovare le soluzioni al problema. “All’interno del gruppo ciascun membro svolgerà due ruoli congiunti: erogatore e ricevitore di aiuto, stimolando così una sorta di effetto boomerang a beneficio di entrambi – spiega Urciuoli -. Il progetto, in sostanza, mira ad aiutare i membri ad apprendere nuovi e più gratificanti modelli comportamentali, ad esprimere le proprie emozioni, rafforzare la propria immagine e le capacità individuali per affrontare il disagio”.

24-05-2010
LA CAMERA CONFEDERALE DEL LAVORO. NASCITA DEL SINDACATO DEMOCRATICO A TRIESTE Il volume, curato dal dottor Diego D’Amelio e realizzato dalla Camera Confederale del Lavoro-Uil Trieste, in collaborazione con l’Isses “Gabriele Foschiatti” e con il contributo dell’assessorato alla cultura della Regione Friuli Venezia Giulia, è stato presentato oggi nella sala conferenze della Biblioteca statale di Trieste. “Il libro rappresenta il primo tassello di una ricostruzione della storia del movimento sindacale democratico della Venezia Giulia e, più in generale, delle vicende economiche e sociali di queste terre”. E’ con queste parole che Luca Visentini, presidente dell’Isses e segretario generale della Camera confederale del lavoro Uil di Trieste apre la presentazione del volume, in continuità con il percorso iniziato cinque anni fa con il primo convegno organizzato dalla Camera confederale del lavoro Uil per avviare una ricostruzione della memoria storica del sindacalismo democratico a Trieste. “Quest’anno l’evento è accompagnato dall’importante novità della nascita dell’Istituto Foschiatti per raccogliere e salvaguardare la memoria storica delle radici del sindacalismo democratico triestino. Questioni che costituiscono un fondamentale punto di partenza per avviare una riflessione seria e meditata su quanto sta avvenendo oggi nel mondo del lavoro e nella vita politica e civile della città, per individuare il “male oscuro” che da 50 anni blocca Trieste. Solo comprendendo la genesi di questo enigma possiamo individuare una soluzione al problema”, prosegue Luca Visentini, prima di passare la parola agli storici per addentrarsi nell’analisi dell’opera. “E’ un periodo storico molto dibattuto, quasi patrimonio comune. Si sa che c’era il governo militare alleato, si sanno quali erano i problemi. Ma spesso tutte queste cose nascondo il perché sono successe queste cose – analizza il professor Giulio Melinato, dell’Università degli studi di Milano Bicocca -. Una delle prime domande che mi è venuta in mente leggendo il libro è stata: i protagonisti del tempo quanto si interrogavano sulle scelte strategiche, al di là della situazione contingente? E la risposta è praticamente nulla, perché la risoluzione del quotidiano prevale sul lungo termine, sullo strategico. Per la prima volta questo libro ci dice come i problemi venivano percepiti all’epoca, dall’interno di un ente importante come il sindacato. Ecco quindi che uno studio che parta dalla storia del sindacato per poi allargare lo sguardo a tutte le varie questioni può essere un modo per iniziare a costruire prospettive più ampie”. Argomentazioni condivise anche dal professor Roberto Spazzali, dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, prima di passare la parola al curatore del volume, Diego D’Amelio. “Questa ricerca dovrà essere estesa cronologicamente, almeno a metà anni ’70, per ragionare meglio sulla realtà economica triestina. Ma l’intento è quello di ampliare anche i contenuti di ricerca. Il nostro intento è continuare a usare le fonti orali, i protagonisti del sindacato dell’epoca, insieme a tutte le altre fonti, per ricostruire quegli anni. Gli storici possono dare il proprio contributo, spero poi che chi ricopre altri incarichi lo possa utilizzare per prendere le decisioni conseguenti”.

20-04-2010
PRESENTAZIONE LIBRO DI ANTONIO PASSARO – CHI DECIDE? Verrà presentato venerdì 23 aprile 2010, alle ore 15.30, presso la Sala Imperatore dell’Hotel Savoia Excelsior Palace, a Trieste, il libro di Antonio Passaro, “Chi decide?”, un libro che narra, con il ritmo accattivante del racconto, i temi della rappresentanza e della rappresentatività sindacale, ancor priva di un criterio normativo in grado di misurarla oggettivamente, dei processi decisionali tra i sindacati e nei luoghi di lavoro. Nelle 160 pagine del suo libro, Antonio Passaro, giornalista e scrittore, capo ufficio stampa della Uil e portavoce del suo segretario generale, Luigi Angeletti, suggerisce una chiave interpretativa della questione della rappresentanza sindacale, attraverso la rilettura del dibattito dell’Assemblea costituente e delle pagine dei principali eventi economici e sindacali degli ultimi anni. I temi del riconoscimento giuridico dei sindacati, della certificazione della loro rappresentatività, delle modalità di validazione dei contratti e dell'unità d’azione erano già tutti presenti nell’articolo 39 della Costituzione repubblicana, largamente inattuato. Il confronto sindacale di oggi ci restituisce gli stessi nodi irrisolti, che rimangono il terreno più critico dei rapporti tra CGIL CISL UIL e al tempo stesso il punto di partenza per la ricostruzione di un’unità possibile. Ad affrontare le tematiche, dopo l’introduzione del Segretario Generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, ci sarà lo stesso Antonio Passaro, insieme al sociologo dell’Università di Trieste, Paolo Feltrin, e ai segretari confederali di Cgil (Agostino Megale), Cisl (Maurizio Petriccioli) e Uil (Domenico Proietti).

16-04-2010
LA PROVINCIA DI TRIESTE E’ CONDANNATA ALLA STAGNAZIONE E’ il rischio cui va incontro la Provincia di Trieste se dalle istituzioni non arriveranno investimenti per lo sviluppo. A lanciare l’allarme è il segretario generale della Uil di Trieste, Luca Visentini, che fa il punto sull’andamento della crisi. I dati che la Regione Friuli Venezia Giulia ha presentato alle organizzazioni sindacali relativamente allo stato dell’occupazione e all’andamento della crisi della provincia di Trieste destano grande preoccupazione. E’ vero che gli effetti della crisi si sono manifestati a Trieste con ritardo e in forma, per il momento, più blanda rispetto a quanto avvenuto a Pordenone e a Udine; questo è dovuto alla scarsa presenza di industria manifatturiera in questo territorio. E’ per questa ragione che i dati relativi alla cassa integrazione e alle liste di mobilità sono cresciuti significativamente ma non in maniera massiccia come altrove. Bisogna però essere consapevoli che questi dati non registrano la complessità della situazione: a Trieste la porzione più consistente di disagio occupazionale riguarda quelle tipologie di lavoratori che non possono accedere agli ammortizzatori sociali (lavoratori pubblici, della scuola, della piccolissima impresa) nonché quei disoccupati di lungo periodo che sono stati ulteriormente emarginati dalla crisi. L’indicatore più significativo è quello relativo al raddoppio dell’occupazione complessiva, salita oltre il 10%, cui si devono aggiungere le percentuali relative al lavoro irregolare, che colpisce in particolare i lavoratori frontalieri provenienti da Slovenia e Croazia, che non hanno la possibilità giuridica di essere regolarizzati. Inoltre, centinaia e centinaia di piccole imprese hanno chiuso, senza neanche valutare la possibilità di fare ricorso agli ammortizzatori sociali prima di uscire dal mercato. L’entrata in crisi anche del settore del turismo, del commercio, del terziario e della pubblica amministrazione farà sì che la crisi a Trieste, pur arrivando in ritardo rispetto alle altre province, possa rimanervi molto più a lungo senza significative possibilità di ripresa. L’assenza di una dinamicità nei settori manifatturieri attivi nei mercati internazionali rischia di condannare il territorio ad una prolungata stagnazione. E’ per questo che come organizzazioni sindacali abbiamo fatto presente che a Trieste, così come in tutto il resto della regione, gli strumenti per fronteggiare la crisi messi in atto fino ad oggi non sono assolutamente sufficienti. Gli ammortizzatori sociali, i lavori di pubblica utilità, la formazione professionale e i provvedimenti finanziari a sostegno delle imprese sono utili a fronteggiare l’ emergenza, ma non a rilanciare l’economia. E’ necessario mettere in campo investimenti pubblici per lo sviluppo e a Trieste ce ne sono in particolare due prioritari e imprescindibili: la bonifica delle aree inquinate e la realizzazione della piattaforma logistica. In questi mesi si sono sentite molte parole e molte promesse, ma fino ad oggi non sono arrivate parole chiare su come realizzare concretamente questi investimenti. Il sindacato si aspetta dalla Regione scelte politiche chiare, che coinvolgano le altre autonomie locali, ma soprattutto il Governo, per reperire le risorse necessarie a questi investimenti. Si tratta di scelte indifferibili se non si vuole precipitare il territorio in una crisi strutturale irreversibile.

10-04-2010
LEVATA DI SCUDI CONTRO IL TRASFERIMENTO DELLE DOGANE E’ l’appello lanciato dal segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, alla politica, rimasta inerte per due anni. Il trasferimento della direzione regionale delle dogane a Venezia e la soppressione di queste funzioni a Trieste è l’ennesima vergogna per la città e per la regione. Già da due anni la Uil aveva denunciato questo rischio chiedendo un intervento politico per scongiurarlo, ma nulla è successo. Adesso, complici anche le "cure” Brunetta, il misfatto viene perpetrato. E’ l’ultimo depauperamento di una lunga serie di svuotamenti di sedi direzionali di enti pubblici e aziende private dal nostro territorio. Questo trasferimento avrà effetti negativi sui lavoratori delle dogane, ma soprattutto sulla nostra economia. Il settore degli spedizionieri sarà sicuramente colpito, così come verranno ulteriormente complicate e appesantite le operazioni doganali del nostro porto, punto franco unico in Italia di cui nessuno sembra accorgersi. E’ sconcertante come si debba assistere alle lamentazioni dei politici locali, dopo che nessuno di loro è stato capace di risolvere il problema fino ad oggi. Speriamo che questa situazione sia l’occasione per una levata di scudi più efficace da parte del sistema Trieste, che sta morendo per consunzione.

27-02-2010
NO ALL’UNIFICAZIONE DEL 118 Dopo l’ultimo incontro con l’assessore Kosic, la Uil del Friuli Venezia Giulia evidenzia i rischi legati all’istituzione di una Centrale Operativa unica del 118 a Palmanova, ribadendo al tempo stesso tutte le critiche già mosse al nuovo piano socio-sanitario regionale. Istituire una Centrale Operativa unica 118 a Palmanova sarebbe un grave errore. Lo ha ribadito la Uil del Friuli Venezia Giulia ieri, in un documento e in una lettera consegnati agli assessori regionali alla salute, Vladimir Kosic, e alla funzione pubblica, Andrea Garlatti, in occasione dell’incontro per discutere del nuovo piano socio-sanitario regionale 2010-2012. Tenendo ferme le critiche già mosse in passato al piano, in questa occasione la Uil ha ritenuto opportuno soffermarsi sulle criticità dell’unificazione del 118, anche attraverso una valutazione oggettiva e comparativa delle realtà presenti sul territorio nazionale. Il buon funzionamento del sistema CO-118, un vero e proprio Pronto soccorso ospedaliero mobile, che in regione ha ottenuto ottimi risultati, si fonda sul modello provinciale del servizio. Ipotizzare una centrale unica regionale, di converso, provoca solo grandissimi problemi e disagi, contro la sicurezza dei cittadini. Si assisterebbe anche all’inevitabile laicizzazione dell’emergenza che verrebbe affidata in breve tempo a nuovi addetti, neo assunti, che opererebbero nel call center nelle strutture della Protezione civile, andando a sostituire gli infermieri professionali. “Il totale delle chiamate per le 4 centrali operative (nel 2009) è stato di circa 501.660 con un conseguente numero di 94.214 missioni di soccorso , ovvero 407.456 chiamate di informazioni sanitarie varie e di servizio (ma, non di soccorso); oggi, questa mole di lavoro è ben gestito e suddiviso nelle quattro Centrali Provinciali, ma si può, si deve migliorare – si legge nel documento a firma del segretario regionale Uil, Fernando Della Ricca, del segretario regionale Uil-Fpl (funzione pubblica), Luciano Bressan, e del segretario regionale Uilp (pensionati), Caterina Martina -. In futuro, questo carico di telefonate porterà per forza alla saturazione degli operatori della Centrale Unica, con tempi di attesa alla chiamata di soccorso inevitabilmente lunghi. Grande pericolo per l’utente sarà anche il caso in cui l’Equipaggio-118 trovi difficoltà a raggiungere il target di soccorso. Quindi non sarà possibile fare altro che assumere nuovo personale, vanificando così tutta la complessa operazione di supposto risparmio”. Per non parlare poi del costo, sottaciuto dall’assessore e insostenibile per una regione come il Friuli Venezia Giulia, che la centrale operativa unica comporterebbe, dovendo essere supportata da una rete di radio comunicazione in digitale basato sulla tecnologia a standard europeo (72 milioni di euro). In sintesi, quindi, la centrale unica comporterebbe la perdita del controllo del territorio; la precarizzazione del servizio di emergenza, gestito da personale non sanitario che implicherebbe difficoltà di coordinamento degli interventi, anche routinari; la perdita di figure professionali di estrema valenza; un aggravio dei costi contro il risparmio solo paventato a parole; una dubbia qualità del servizio e minori garanzie per i cittadini. Per migliorare la performance del 118 vanno semmai implementate le azioni di risparmio, centralizzando gli acquisti (ad es. di automezzi, divise, presidi sanitari), implementando la collaborazione tra i direttori delle 4 centrali operative per la stesura di protocolli comuni e uniformando le risorse umane e tecnologiche. “E’ grave che l’assessore Kosic ritenga di aver esaurito il rapporto con il sindacato dopo questa seconda riunione, con un tempo prestabilito di una sola ora, a distanza di 4 mesi dalla precedente riunione, risalente al 5 novembre scorso – conclude Fernando Della Ricca, ribadendo tra le altre preoccupazioni quella della deriva del sistema sanitario verso la privatizzazione_con operazioni di progget/fainancing _. Kosic, blindato dalle contraddizioni interne e ricattato dalla Lega che impone la chiusura degli ambulatori per gli immigrati, non riesce a fare passi avanti con il piano triennale. La sanità deve mettere al centro delle sue azioni il cittadino; con l’aumento dell’1,76% delle risorse destinate alla sanità non crediamo si possa fare il giusto salto di qualità. Durante l’incontro non sono state discusse tutte le altre questioni poste dai sindacati e rimaste tutt’ora in sospeso: socio-assistenziale, anziani, disabili, messa in rete del sistema sanitario, risparmio di spesa. E ancora, il no al blocco indiscriminato delle assunzioni e l’urgenza di invertire la rotta di un piano ospedalocentrico; pur riconoscendo l’importanza degli ospedali, bisogna prestare attenzione e coinvolgere tutte le strutture socio-sanitarie del territorio”.

19-02-2010
LA NASCITA DEL SINDACATO DEMOCRATICO DI TRIESTE: ESEMPIO PER IL RILANCIO DELLA CITTA’ E’ dall’analisi della storia del proprio passato che la UIL, attraverso il lavoro del suo neo-nato Istituto di Studi Storici Economici e Sociali “Gabriele Foschiatti”, intende dare il proprio contributo al rilancio del capoluogo giuliano. I risultati dell’analisi sono stati resi noti oggi in un convegno sulla nascita del sindacato democratico a Trieste. “Riportare alla superficie, raccogliere, preservare e studiare il patrimonio di documenti, conoscenze, costumi e valori di cui è composta la tradizione democratica di Trieste e della Venezia Giulia nelle sue articolazioni laica, riformista, liberale e popolare”. E’ questa la mission che animerà il neonato Istituto di studi storici economici e sociali Foschiatti, fondato dalla Uil lo scorso anno e presentato oggi in occasione del primo convegno storico organizzato sulla nascita del sindacato democratico a Trieste nel primo dopoguerra. A ribadirlo è stato il direttore scientifico dell’Istituto, Patrick Karlsen, che ha aperto i lavori dopo i saluti del segretario generale della Uil di Trieste, Luca Visentini. Visentini ha in particolare sottolineato come l’Istituto Foschiatti aspiri a diventare, nelle intenzioni della UIL, un osservatorio privilegiato e un punto di riferimento sul versante della storiografia del sindacato democratico, da sempre trascurata, ma anche su quello dell’analisi dell’economia e della società del territorio. “Non esiste ad oggi – ha evidenziato Visentini – un luogo nel quale studiosi e analisti politici si possano confrontare sull’evoluzione economica e delle dinamiche sociali di Trieste. L’Istituto Foschiatti produrrà studi, indagini e statistiche, al servizio della città”. “Il filo che ci lega a quella tradizione non può essere assolutamente spezzato" ha aggiunto Karlsen, sottolineando l’urgenza e la contemporaneità dell’operazione culturale avviata dalla Uil -. Specialmente oggi che la Trieste democratica e aperta all’Europa del Duemila ha scoperto di trovare in essa la sua base unificante, il supporto etico e politico dal quale affrontare i problemi del presente e del futuro”. Per cominciare il cammino di ricerca con cui annodare passato e presente, l’Istituto e la Uil hanno deciso di partire con un lavoro di ricostruzione storica delle fonti e dei primi passi compiuti nel dopoguerra dalla Camera del lavoro di Trieste che, fondata dal sacerdote Edoardo Marzani, fu capace di riunire le diverse anime, cattolica, repubblicano-azionista e socialdemocratica, impegnate nella lotta nazionale anti-jugoslava. Alla sua nascita, la Camera assunse una segreteria tripartita rappresentativa della Democrazia cristiana (Teodoro de Rinaldini), del Partito repubblicano (Elio Geppi) e del Partito socialista della Venezia Giulia (Giordano Bruno Mislei). I tre leader lasciarono poi spazio ai rispettivi vicesegretari che ressero la carica praticamente fino agli anni Sessanta, Livio Novelli, Giuseppe Bazzaro e Faliero Pinguentini, che traghettarono la Camera verso una situazione di relativa normalità in cui tornava predominante la necessità di confrontarsi con i problemi concreti della ricostruzione. Contro gli scioperi politici promossi dai Sindacati Unici, che propugnavano l’annessione di Trieste alla Jugoslavia, la Camera del Lavoro puntava a difenderne l’appartenenza nazionale, ma soprattutto a tutelare gli interessi dei lavoratori, negoziando le condizioni salariali e normative con il Governo Militare Alleato. Fino al 1966 la Camera del Lavoro, unico caso in Italia, avrebbe aderito sia alla CISL che alla UIL. Dopo la scissione, promossa in quell’anno dalla componente cattolica, la Camera del Lavoro sarebbe stata guidata da Carlo Fabricci, che l’avrebbe condotta saldamente e definitivamente nell’alveo della UIL. “Fare il sindacalista non è mai un mestiere facile e tanto meno lo era nel capoluogo giuliano. Il territorio era stato separato sia dall’Italia sia dal proprio tradizionale retroterra economico e l’inserimento nell’economia nazionale si sarebbe successivamente rivelato un processo lento e pieno di intoppi - ha testimoniato il proprio personale ricordo di quegli anni Raffaele Vanni, fondatore e già segretario generale della Uil nazionale, decano del CNEL -. La classe politica lavorò affinché questo collegamento si realizzasse e l’apice del processo fu raggiunto con il tentativo di ristrutturazione economica degli anni Sessanta. In quell’occasione tutte le parti in causa (politica, sindacato, imprenditoria nazionale e locale) avrebbero dovuto fare di più. La UIL era consapevole di questi problemi ma viveva la complicata condizione di dover difendere contemporaneamente Trieste e Monfalcone: mentre la prima realtà si era effettivamente “anchilosata”, la seconda era in crescita e ritenemmo che fosse giusto spostare il corpo a Monfalcone mantenendo la testa della cantieristica nel capoluogo. A distanza di anni non sembrano esserci elementi per criticare duramente il piano del Comitato interministeriale per la programmazione economica, ma è indubbio che alcuni problemi si siano trascinati fino ad oggi. Non fa certo piacere constatare ad esempio che la parte più consistente di reddito locale sia fornita dai pensionati e che le nuove leve siano costrette a spostarsi perché, nonostante ci troviamo nel ricco Nordest, non c’è un tessuto economico in grado di assorbire i lavoratori. Se ieri si doveva trovare un sistema per rivedere i meccanismi economici e pensare al futuro – ha concluso Vanni -, oggi non si deve abbassare la guardia affinché si possa garantire una nuova prospettiva di sviluppo”. “L’economia a Trieste ha sempre assunto ruolo e funzione di strumento politico, in qualche periodo è diventata pure oggetto di interesse diplomatico, ma è mancata un’adeguata politica economica. La classe dirigente economica cittadina non è sempre stata all’altezza della situazione, incapace di rinunciare prima all’abito mentale del protezionismo asburgico e poi del paternalismo statale italiano. La classe politica triestina non ha mai brillato per attitudine e preparazione su questioni di natura economica e ancora oggi sconta il deficit culturale in materia”, ha fotografato la situazione passata e presente del capoluogo giuliano Roberto Spazzali, ricercatore presso l’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione del Friuli Venezia Giulia, con un’impostazione sostanzialmente condivisa anche dal collega Diego D’Amelio, che ha parlato di assistenzialismo e immobilismo della classe economica dirigente di allora. “L’avvento degli anni Sessanta mise la parola “fine” a due storie: quella dell’unità sindacale della CCdL e quella della cantieristica triestina. Il volto di Trieste stava cambiando: dopo aver perso la sua fisionomia emporiale, la città stava abbandonando anche quella industriale. Ciò avveniva senza che fossero messe in campo alternative che garantissero prospettive di sviluppo credibili. E adesso dove sta andando Trieste? – ha aperto degli interrogativi D’Amelio - I problemi sono risolti oppure soltanto rinviati? Esiste una possibilità per tornare allo sviluppo e, magari, invertire il trend demografico attuale? La Camera del Lavoro - UIL ha cominciato a chiederselo, interrogandosi sul proprio passato e su quello dell’economia triestina. L’auspicio è che questa apertura sia dimostrata da tutte le forze economiche, politiche e sociali della città sulle cui spalle poggia la responsabilità del rilancio del capoluogo giuliano”.

16-02-2010
CONVEGNO STORICO DELLA CAMERA DEL LAVORO – UIL L’ISTITUTO FOSCHIATTI MUOVE I PRIMI PASSI La UIL presenta l’ISSES, il proprio Istituto di Studi Storici Economici e Sociali, intitolato a “Gabriele Foschiatti” e fondato nel 2009. La presentazione avverrà in occasione di un convegno di approfondimento storico sulla nascita del sindacato democratico a Trieste, promosso dalla Camera Confederale del Lavoro – UIL di Trieste. Fondato nel 2009 dalla Uil con il duplice intento di salvaguardarne il patrimonio storico e di costituire un punto di riferimento per la ricerca storica e socio-economica, l’Istituto di Studi Storici Economici e Sociali "Gabriele Foschiatti” si presenta alla città. E lo fa con un convegno di approfondimento storico dal titolo “La nascita del sindacato democratico nel primo dopoguerra a Trieste”, organizzato dalla Camera Confederale del Lavoro UIL di Trieste con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, in programma venerdì 19 febbraio alle 15, nella Sala Imperatore dello Starhotels Savoia Excelsior Palace a Trieste. “Questo convegno si inserisce nell’attività di approfondimento storico e di costruzione archivistica, che la Uil sta sviluppando da alcuni anni, sull’esperienza del sindacalismo democratico a Trieste e in Friuli enezia Giulia”, introduce i lavori il segretario generale della Camera Confederale del Lavoro di Trieste, Luca Visentini, che aprirà il convegno, insieme a Patrick Karlsen, ricercatore presso l’Istituto italiano di studi storici Benedetto Croce di Napoli e direttore scientifico dell’Istituto Foschiatti, che illustrerà l'attività dell’istituto. Nel pomeriggio di studi, sotto la lente degli esperti finirà la storia dei primi due decenni di vita della Camera del Lavoro di Trieste, dalla sua fondazione nel 1945, subito dopo la Guerra, al 1966, quando, con oltre 15 anni di ritardo rispetto al resto d’Italia, la Camera subì la scissione della CISL e aderì esclusivamente alla UIL. Si approfondirà, in particolare, la peculiarità della situazione triestina in cui la Camera del Lavoro, espressione dei principi democratici e filo-italiani, riuniva tutte le diverse anime che avevano fatto parte del IV Comitato di Liberazione Nazionale giuliano, ovvero la cattolica, la repubblicana e azionista, la liberale, la socialista e la socialdemocratica. La Camera del Lavoro contava circa 30 mila iscritti, facendo presa soprattutto nel ceto medio e in quella frangia della classe operaia impegnata nella lotta a sostegno dell’italianità contro le anime filo-jugoslave e comuniste presenti nel capoluogo giuliano. Questo focus storico, che verrà ricostruito nelle parole di Diego D’Amelio, ricercatore presso l’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione del Friuli Venezia Giulia, sarà preceduto da un’analisi socio-economica della realtà triestina di allora, che si riflette ancor oggi sull’economia della città che stenta ancora a decollare, ad opera di Roberto Spazzali, ricercatore presso l’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione. Il racconto di quegli anni rivivrà poi attraverso le parole delle testimonianze dirette dei segretari generali della Uil del tempo, Giorgio Benvenuto, presidente della Fondazione Bruno Buozzi, e Raffaele Vanni, presidente UilTucs e decano del CNEL. Chiuderà il convegno il segretario nazionale Uil, Lamberto Santini. Gli atti del convegno confluiranno poi in un libro, che verrà pubblicato in primavera, contenente anche quattro lunghe interviste effettuate da Diego D’Amelio ad altrettanti sindacalisti di allora, dal vertice sindacale, all’operaio sindacalizzato che sentiva una forte appartenenza ai valori della Camera del Lavoro. Nel frattempo prosegue l’opera di ricostruzione dell’ archivio storico, di cui tra l’altro è già stato recuperato il decennio completo 1950-1959 del settimanale “Il Lavoro” della Camera del Lavoro, fino ad oggi introvabile.

10-02-2010
COMUNICATO STAMPA AMIANTO, TROPPI I NODI ANCORA APERTI In occasione della IV Conferenza regionale sull’amianto, in programma domani a Trieste, i sindacati ribadiranno la necessità di risorse e sinergie ai vari livelli istituzionali per accelerare la soluzione della questione amianto. Prevenzione e sorveglianza sanitaria, mappatura e bonifica delle zone a rischio, assistenza socio-sanitaria alle famiglie, creazione di un centro regionale di ricerca e studio per le patologie absesto-correlate. Sono queste, secondo i sindacati, le parole d’ordine nella lotta all’emergenza amianto. Cgil, Cisl e Uil, con i segretari Giuliana Pigozzo, Alberto Monticco e Fernando Della Ricca, lo hanno ribadito oggi a Trieste, in occasione della IV Conferenza regionale sull’amianto in Friuli Venezia Giulia. “Riflettere sul tema dell’amianto significa ribadire i valori della tutela della salute, della sicurezza e della qualità del lavoro – ha sostenuto a nome anche di Cgil e Cisl, Fernando Della Ricca, ricordando che in regione, una delle più colpite, ci si attende un picco di decessi per il quinquennio 2015/2020 -. Purtroppo ancora oggi, tanto più in una situazione di crisi economica, gli infortuni vengono considerati un pericolo accettabile, da mettere in conto come inevitabile. La tutela del posto di lavoro e quella della salute e della sicurezza, invece, possono e devono coesistere”. Le richieste dei sindacati alla Regione sono le stesse già contenute nel documento unitario sottoscritto dalle tre sigle, Cgil, Cisl e Uil, a novembre dello scorso anno, proprio in vista della IV Conferenza regionale sull’amianto. Una prima parziale apertura, su questi temi, i sindacati l’hanno ottenuta incontrando, nei giorni scorsi, gli assessori all’ambiente, Elio De Anna, e al lavoro, Alessia Rosolen. Mancano ancora, invece, le risposte attese dall’assessore alla sanità, Vladimir Kosic. “Registriamo con soddisfazione che rispettivamente hanno assunto alcuni impegni: De Anna sul fronte del Piano smaltimento rifiuti, delle discariche, delle bonifiche e dei siti contaminati e non caratterizzati, Rosolen con la disponibilità ad ampliare e integrare un capitolo specifico sull’amianto nell’accordo sottoscritto dalle parti sociali a fine 2008 – ha fotografato la situazione -. Resta però il problema delle competenze: quella primaria spetta all’assessore Kosic che, nonostante le nostre insistenze, non ha ritenuto opportuno incontrare i sindacati prima della conferenza”. Addentrandosi nelle richieste specifiche di Cgil, Cisl e Uil, la prima è rendere tangibile ed esigibile la prevenzione e la sorveglianza sanitaria, estendendola anche agli esposti ambientali e ai domestici, ovvero i familiari che lavavano gli indumenti inquinati. “Bisogna convincere i lavoratori ad iscriversi al registro regionale, accelerare il completamento del programma di sorveglianza sanitaria avviato nel 2007 e dare attuazione alle Linee di indirizzo in materia di infortuni e malattie professionali stipulate tra Regione, AASSLL e Procure della Repubblica del distretto, che non sembrano aver avuto seguito – ha proseguito nell’intervento -. Per accelerarne l’attuazione servono finanziamenti e non si possono bloccare in modo indiscriminato le assunzioni nelle aziende sanitarie. Anzi gli organici dei servizi di medicina del lavoro delle ASL vanno rafforzati”. Tra le richieste dei sindacati c’è poi l’inserimento del capitolo amianto nel nuovo piano socio-sanitario regionale, con l’indicazione di obiettivi e percorsi attuativi chiari e verificabili, sviluppando nel contempo il ruolo della cartella sanitaria di rischio del lavoratore come strumento di raccolta dei suoi dati individuali e di indagine epidemiologica. Sul fronte monitoraggio e bonifica è urgente ultimare il censimento, costruendo un archivio organico, una mappatura, quale primo passo per la rimozione e lo smaltimento di tutto l’amianto, attraverso le ultime innovazioni tecnologiche per l’inertizzazione. Due sono, in regione, i siti industriali di interesse nazionale inquinati, già riconosciuti, da bonificare: l’area del porto industriale di Trieste e la laguna di Marano e Grado, con corsi d’acqua limitrofi, contaminati da versamenti di mercurio. Vanno poi fatte delle verifiche sui siti di Cellina e Muggia e bonificate discariche abusive e gli altri siti industriali non caratterizzati. “Oltre a finanziare gli interventi urgenti e le emergenze, bisogna approntare indirizzi operativi comuni per lo smaltimento, così da evitare i problemi di coordinamento sorti con il trasferimento di alcune competenze dalla Regione alle Province. Serve infine incoraggiare gli interventi dei privati per la rimozione dell’amianto”. “Si può poi intervenire con l’assistenza socio-sanitaria, domiciliare e complessiva alle famiglie, con il finanziamento di progetti di ricerca e con la creazione di un centro regionale di ricerca e studio per le patologie asbesto-correlate, a valenza europea, in rete con le principale università italiane – ha concluso Della Ricca anche a nome di Pigozzo e Monticco chiedendo una sinergia tra i diversi livelli istituzionali, le forze sociali e il sistema delle imprese -. Il centro permetterebbe di aiutare la risoluzione dei tanti dubbi esistenti ancora sul versante sanitario ed ambientale e quindi di valutazione del rischio e di riconoscimento del danno e di sollecitare analoghe iniziative di studio su altre nuove sostanze chimiche oggi impiegate nei processi produttivi.

03-02-2010
COMUNICATO STAMPA VIII CONGRESSO UNIONE REGIONALE UIL FVG Riforme e tavoli di lavoro allargati a tutti gli attori del panorama socio-economico. Sono queste le parole d’ordine toccate negli interventi di tutti gli ospiti che hanno partecipato all’VIII Congresso dell’Unione regionale della Uil del Friuli Venezia Giulia. Una riforma complessiva del sistema, per uscire dalla crisi, è un’esigenza che è stata condivisa anche dagli ospiti che hanno preso la parola dopo la relazione del segretario generale uscente, Luca Visentini. A cominciare dal presidente di Confindustria regionale, Alessandro Calligaris, il primo ad intervenire. “Diventa necessario rilanciare i fattori di sviluppo, puntare sulla competitività, sull’efficienza e sulla qualità, sulla produttività per assicurare stabilità e sostenibilità al processo di crescita; per assicurare anche la realizzazione di quanto auspicato da Luca Visentini in termini di partecipazione e condivisione – ha affermato -. Questa è la sola risposta alle incertezze del mercato ed alle situazioni di precarietà. Ciò implica un processo in cui vengono coinvolti tutti gli attori socio-economici del territorio, con un forte coinvolgimento della Regione, assumendo la centralità del ruolo dell’impresa e del lavoro”. Anche il presidente di Confartigianato del Friuli Venezia Giulia, Graziano Tilatti, ha raccolto l’invito lanciato dalla Uil regionale ad avviare un dialogo sulle riforme per far ripartire l’economia. “L’emergenza non può continuare, perché non porta alla riqualificazione del sistema produttivo e del mondo del lavoro. Dobbiamo rimetterci tutti sul tavolo per capire, rapidamente, come creare nuova ricchezza e nuova dignità”. Il presidente della Regione, Renzo Tondo, ricordando l’appuntamento già fissato la prossima settimana con i sindacati per discutere del comparto unico, ha accolto anche l’invito ad aprire, a breve, un tavolo allargato sull’economia con tutte le parti sociali. “Abbiamo alcuni segnali di timida ripresa che ci costringono ad essere fiduciosi. Credo che sia le organizzazioni sindacali sia quelle datoriali hanno riconosciuto quanto di buono fatto per gli ammortizzatori sociali. Abbiamo iniziato una stagione delle infrastrutture che fino ad ora in questa regione erano sconosciute. Quando critichiamo delle posizioni come quelle della Lega, che in certi casi anche io non condivido, dobbiamo cercare di essere realisti e chiari – ha continuato rispondendo alle critiche formulate da Visentini nella sua relazione -. Non si può fare ideologia. Sono pronto anche a un confronto serrato, ma su questioni concrete. Questo sistema non è in grado di reggere, bisogna riformarlo e cominciamo a farlo con la sanità”. Un invito a pensare a politiche coraggiose è arrivato, infine, dall’ europarlamentare del Pd, Debora Serracchiani. “Credo che oggi la politica ci debba mettere la faccia, anche davanti al sindacato. Dalla politica mi aspetto di più, mi aspetto che agli inviti fatti da un sindacato importante come la Uil risponda la politica tutta, a prescindere dal colore. Gli ammortizzatori sociali non sono più sufficienti. Per la prima volta di fronte a una crisi per cui ci sono segnali di ripresa per la produzione ma il mercato del lavoro va a picco. Sta aumentando la dequalificazione professionale, l’illegalità. Mancano le politiche attive, le scelte coraggiose che mettano al centro la dignità del lavoro”. Hanno poi preso la parola il direttore regionale dell’Inail, il segretario generale della CGIL FVG, Franco Belci, il segretario generale della CISL FVG, Giovanni Fania, e il segretario provinciale Ugl Trieste, Fabio Goruppi. Ha chiuso i lavori della mattinata il segretario confederale nazionale Uil, Domenico Proietti. “Dobbiamo avere la capacità di mettere in campo una progettazione di lunga veduta. Allora per prima cosa dobbiamo capire quello che è successo negli ultimi 2 anni. Con il capitalismo mondiale si pensava che la legge dell’economia di mercato funzionasse da solo. Invece non è così, alla fine si ritorce contro la stessa produzione. Compito del sindacato è coniugare efficienza economica, giustizia sociale e libertà individuale. Dobbiamo chiarire i nuovi termini della concezione che abbiamo di sindacato indipendente e autonomo, solo questo lo mette al riparo da antagonismo o subalternità. La Cgil deve prendere atto che ha commesso un errore, lo scorso anno, non firmando la riforma contrattuale. Nelle società globalizzate – ha concluso, indicando la strada che il sindacato deve seguire - c’è la necessità di praticare una politica di inclusione, il che non significa però assimilare gli altri ai nostri usi e costumi. Dobbiamo valorizzare il merito, prendere in mano la riforma della pubblica amministrazione, stabilizzare i rapporti di lavoro. La flessibilità, che pure è un connotato importante del mercato del lavoro, non può diventare precarietà e quindi deve costare più del lavoro stabile. Dobbiamo diminuire le tasse ai pensionati e ai lavoratori dipendenti; abbassare le tasse, poi, è l’unico modo per spingere i governi ad aggredire realmente il cuore vero dell’evasione fiscale”.

03-02-2010
COMUNICATO STAMPA LUCA VISENTINI RICONFERMATO ALLA GUIDA DELLA SEGRETERIA GENERALE UIL DEL FRIULI VENZIA GIULIA Si apre il quarto mandato di Luca Visentini alla guida della segreteria generale dell’Unione regionale della Uil del Friuli Venezia Giulia. La riconferma del segretario uscente è stata votata oggi dai delegati al termine del VIII Congresso dell’Unione regionale della Uil del Friuli Venezia Giulia. L’assemblea dei 190 delegati ha rieletto Luca Visentini, al suo quarto mandato, segretario generale dell’Unione regionale della Uil del Friuli Venezia Giulia per il prossimo quadriennio. In occasione del congresso i delegati hanno altresì votato il rinnovo degli organismi statutari. La segreteria è composta da Claudio Cinti, Fernando Della Ricca, Tiziana Spessot, Vincenzo Timeo, Ferdinando Ceschia, Roberto Zaami, Giacinto Menis, Gianpiero Fanigliulo, Miriam Cerne; tesoriere è Gianfranco Flora. Oltre ai membri della segreteria e al tesoriere, la nuova direzione è composta da: Pierpaolo Guerra, Mauro Franzolini, Antonio Verrillo, Maurizio Sacilotto, Luigi Oddo, Leonardo Cusenza, Matteo Zorn, Luciano Bressan, Luca Tracanelli, Ugo Previti, Sonia Albino, Caterina Martina, Claudio Moretti, Antonio Ferronato, Michele Cipriani, Flavio Moro, Luca Furlan, Carlo Cristante e Arnoldo Renni. Sono stati altresì eletti i 62 componenti del comitato centrale, 31 come quota confederale e 31 come quota categoriale, e gli 11 delegati che parteciperanno al prossimo Congresso Nazionale UIL a marzo.

22-01-2010
SANITA’: TUTTE LE PREOCCUPAZIONI DELLA UIL Il piano sanità della Regione è insufficiente, lacunoso e nasconde pericolose derive verso una privatizzazione dei servizi. La denuncia arriva dalla Uil del Friuli Venezia Giulia, pronta a riportare l’assessore Kosic davanti alle sue responsabilità. “Siamo pronti a valutare delle azioni che mettano l’assessore regionale Vladimir Kosic di fronte alle sue responsabilità”. E’ con queste parole, pronunciate da Fernando Della Ricca, responsabile regionale sui temi della sanità, e da Luciano Bressan, segretario regionale Uil FPL di categoria, che anche la Uil del Friuli Venezia Giulia interviene sulla questione Kosic. “I fermenti in giunta degli ultimi giorni, che prospettano un rischio di rottura anche in maggioranza, ci fanno pensare di essere sulla strada giusta – continuano Fernando Della Ricca e Luciano Bressan -. Sono mesi che chiediamo all’assessore Kosic un incontro per discutere del piano sanitario regionale e dei tavoli specifici, per singoli capitoli di intervento. Ma non abbiamo ricevuto mai alcun tipo di risposta, se non un incontro in cui l’assessore ci ha spiegato in maniera molto confusa e fumosa le linee di indirizzo. Era il 5 novembre scorso. Da quella volta, nonostante i ripetuti solleciti, formulati a livello sindacale unitario e direttamente anche dalla Uil e l’impegno preso dallo stesso Kosic a fissare un nuovo incontro, non abbiamo saputo più nulla. Questa mancanza di dialogo risponde probabilmente ad una volontà ben precisa, diretta a nascondere anche una mancanza di pianificazione nel campo degli interventi contro gli infortuni sul lavoro”. L’incremento del più 2,06% delle risorse destinate alla sanità, per una voce di bilancio di circa 2 miliardi e 544 milioni di euro, è insufficiente, a giudizio della Uil, a rispondere ai bisogni della sanità regionale, in quanto comprensiva anche dei fondi necessari al rinnovo e adeguamento del contratto della sanità. Solo una piccola soddisfazione con riserva era stata espressa per quel più 5,39% di risorse (pari a 211 milioni di euro) attribuite al socio assistenziale, sebbene anche in questo settore la Regione dia l’impressione di procedere senza una linea di indirizzo ben precisa. Dati emersi durante l’unico incontro del 5 novembre scorso; dati che, a oggi, non è neppure dato sapere se saranno confermati o smentiti. “Siamo preoccupati dalla possibile riorganizzazione complessiva della sanità che l’assessore sembra avere in mente, con la creazione di un’unica azienda sanitaria e 2 o 4 strutture ospedaliere complesse. E tutti gli altri ospedali e la valorizzazione del territorio? che cosa ne sarà di loro? Questo non è dato sapere – proseguono nella disamina dei punti critici -. Non c’è una programmazione, non c’è un impegno di spesa e non c’è una pianificazione delle linee di indirizzo. Non siamo contrari a priori a una riorganizzazione del servizio che porti, però, a una valorizzazione delle eccellenze presenti sul territorio e al potenziamento dei servizi al cittadino. E’ inaccettabile, invece, un blocco indiscriminato delle assunzioni, che non tenga conto delle peculiarità locali. Il timore grosso è che la situazione degeneri verso una sanità privatizzata sul modello Lombardia – conclude il responsabile della Uil del Friuli Venezia Giulia -. Un primo esempio di questa deriva arriva dal project financing disposto per la realizzazione dell’ospedale di Pordenone, per cui la Regione ha stanziato 90 milioni di euro, con una previsione di un intervento privato di altrettante risorse pari al 50% della spesa complessiva. E’ una pre-condizione per arrivare alla privatizzazione della sanità, perché un privato che investa un simile capitale, poi pretende dei pezzi di sanità in gestione. Non saremo mai d’accordo con un’impostazione di questo genere. Ci opporremo fermamente”.

17-01-2010
COMUNICATO STAMPA AMMORTIZZATORI SOCIALI: ILLEGITTIMO ESCLUDERE GLI IMMIGRATI REGOLARI Il segretario generale della Uil di Trieste, Luca Visentini, replica alle dichiarazioni dei due esponenti della Lega Nord, Fedriga e Ferrara, intervenendo sulla proposta “illegittima e strampalata” di escludere gli immigrati dagli ammortizzatori sociali o dalle borse lavoro comunali. La Lega Nord non si smentisce mai. Buttarla in rissa e accusare il sindacato confederale di “faziosità politica” è l’unico modo che Fedriga e Ferrara hanno trovato per rimediare alla figuraccia di aver avanzato una proposta illegittima e strampalata: quella di escludere gli immigrati dagli ammortizzatori sociali. Adesso hanno ripiegato, spiegando che non si riferivano alla cassa integrazione, ma solo alle borse lavoro comunali, da cui dovrebbero essere escluse tutte le persone che non vivono a Trieste da almeno 10 anni. Ma così sarebbero comunque esclusi cittadini stranieri, comunitari o italiani, anche se hanno avuto un lavoro regolare e hanno regolarmente pagato le tasse. La domanda che sorge spontanea è: perché? È comprensibile e anche condivisibile che si faccia una battaglia contro i clandestini e contro il lavoro nero, ma le persone irregolari già oggi non hanno diritto a nessun ammortizzatore sociale. Perché invece si vuole penalizzare, discriminare, chi ha il solo torto di non risiedere qui da oltre 10 anni? Perché gli si vogliono togliere quelle tutele che la legge garantisce e che queste persone hanno finanziato con le proprie tasse? Fedriga e Ferrara, tra l’altro, dimostrano di non conoscere minimamente la realtà economica di Trieste, dove interi settori, come l’edilizia e l’assistenza, sono garantiti dal lavoro degli stranieri e sono coinvolti da una pesante crisi. Inoltre, le statistiche dimostrano che la gran parte di questi strumenti vengono utilizzati dagli italiani, non dagli stranieri. Non esistono “liste d’attesa” per gli ammortizzatori, tutte le domande sono coperte, di che “diritto di precedenza” vanno farneticando questi esponenti politici? Stiano tranquilli Fedriga e Ferrara, il sindacato confederale si occupa di tutelare tutti i lavoratori, a prescindere dalla residenza, perché per fortuna la nostra è ancora una Repubblica fondata sul lavoro.

13-01-2010
CONVENZIONE ITALIA – SLOVENIA: UN’OCCASIONE PERSA PER CONTRASTARE IL LAVORO NERO All’indomani dell’entrata in vigore della Convenzione Italia-Slovenia, la Uil del Friuli Venezia Giulia esprime il suo rammarico per la mancata previsione di una norma ad hoc per i redditi dei lavoratori frontalieri. Nell’apprendere che la Convenzione per evitare le doppie imposizioni sul patrimonio e sul reddito sottoscritta l’11 settembre 2001 tra Italia e Slovenia è entrata in vigore ieri, 12 gennaio 2010, la Uil del Friuli Venezia Giulia esprime il suo rammarico perché i Governi dei due Paesi interessati non hanno ritenuto di inserire in tale testo una norma specifica per disciplinare l’imposizione del reddito da lavoro dipendente dei lavoratori frontalieri. Tale mancanza non trova corrispondenza nelle omologhe Convenzioni sottoscritte dall’Italia con la Svizzera e con gli altri Paesi dell’Unione europea (Austria e Francia) con cui ha confini terresti diretti – a cavallo dei quali esistono fenomeni di lavoro frontaliero, in cui è stato invece inserito uno specifico criterio per evitare la doppia imposizione dei redditi da lavoro dipendente di tali lavoratori. Questa lacuna, che lascia immodificata la precedente situazione disciplinata nell’omologa Convenzione del 1982 tra Italia e l’allora Jugoslavia – già carente su questo aspetto e cui la Slovenia era subentrata nel 1992 dopo l’indipendenza -, continua a configurare un mancato riconoscimento politico della figura del lavoro frontaliero tra Italia e Slovenia. Inoltre, continua a mantenere inalterato il rischio di doppia imposizione sul reddito da lavoro dipendente dei lavoratori frontalieri sloveni che – come noto – sono massicciamente presenti nel mercato del lavoro del Friuli Venezia Giulia, spesso impiegati con rapporti di lavoro irregolare. Nel constatare quindi che è stata persa un’occasione per togliere un alibi alla persistenza del lavoro nero nella nostra regione, la UIL del Friuli Venezia Giulia auspica che – anche grazie all’intervento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e degli enti locali territorialmente interessati – le diplomazie di Italia e Slovenia avviino quanto prima l’iter per giungere alla stipula di un protocollo aggiuntivo alla Convenzione, che finalmente disciplini compiutamente l’imposizione del reddito dei lavoratori frontalieri, riconoscendone sul piano politico la specificità. Michele Berti Responsabile del Dipartimento Internazionale dell’Unione Regionale UIL Friuli Venezia Giulia

19-12-2009
La Uil del Friuli Venezia Giulia esprime perplessità sulla finanziaria regionale FORTI PERPLESSITA’ SULLA MANOVRA FINANZIARIA All’indomani dell’approvazione della finanziaria regionale, il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, esprime forti perplessità sulla manovra, pur apprezzando lo sforzo fatto dalla maggioranza per ridurre i tagli a cultura e fondo sociale delle Ater. Il nostro giudizio sulla finanziaria regionale, approvata nella notte dal consiglio, non può essere positivo. Abbiamo apprezzato lo sforzo della maggioranza di reperire risorse aggiuntive per diminuire i tagli del fondo sociale delle Ater e sulla cultura. Tuttavia i tagli permangono e sono pesanti: mettere in difficoltà le famiglie che non riescono a pagare un affitto e costringere alla disoccupazione centinaia di dipendenti dei teatri e del cinema della nostra regione è un atto sconsiderato, in un momento di crisi come questo. Erano altri i settori in cui si doveva tagliare. Inoltre Cgil, Cisl e Uil avevano dato una disponibilità al presidente Tondo a valutare l’introduzione di un euro di ticket sulla farmaceutica a carico delle famiglie più ricche. Ciò avrebbe consentito di ripianare le passività in questi settori e di sostenere maggiormente anche il settore della sanità, che non ha risorse sufficienti per funzionare, diminuendo nel contempo la spesa farmaceutica. Nulla di tutto questo è stato possibile concordare. Si è, viceversa, aggiunta una manovra sul personale che contraddice anni di contrattazione, sottraendo alle parti questioni delicate come il blocco del turn-over e il finanziamento alla contrattazione. Speriamo che la prossima settimana sarà possibile definire il contratto del comparto pubblico regionale, ma il fatto che la regione introduca per legge riforme “scalcagnate” su cui il sindacato era disponibile a trattare costituisce un pessimo precedente che renderà più difficile il confronto. Infine questa fantomatica manovra di “rottamazione” del personale non produrrà alcun risparmio significativo e, viceversa, costituisce uno sperpero di denaro pubblico in un momento di crisi. Il confronto avuto nelle ultime settimane con la giunta regionale ci faceva sperare che il senso di responsabilità del sindacato sarebbe stato valorizzato: così non è stato.

25-11-2009
XVII CONGRESSO CONFEDERALE UIL DI TRIESTE Si apre venerdì 27 novembre, alle ore 9.30, presso la Sala Maggiore della Camera di Commercio, in Piazza della Borsa 14 a Trieste, il XVII Congresso della Camera Confederale del Lavoro – Uil di Trieste. Dopo i saluti del Presidente della Camera di Commercio, aprirà i lavori una relazione del segretario generale Luca Visentini. Partendo dal momento di difficile situazione economica, si impone un momento di riflessione sul ruolo che deve svolgere il sindacato, avendo come obiettivo il rilancio dell’economia e del sistema Paese. Nella sua relazione il segretario generale, Luca Visentini, si concentrerà con una disamina approfondita, dati alla mano, sulla situazione specifica di Trieste, toccando tutti i principali temi caldi: industria, pensioni, welfare, cultura, rigassificatore, ferriera e trasporti, solo per citarne alcuni. E’ intenzione della camera del lavoro Uil Trieste di proporre su questi temi un patto per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio, su cui coagulare il consenso delle altre organizzazioni sindacali, delle controparti imprenditoriali e delle istituzioni. I lavori proseguiranno con gli interventi delle autorità e degli ospiti. Nel pomeriggio, dopo il dibattito dei delegati e le conclusioni del segretario confederale Uil, Lamberto Santini, sono previste le votazioni per l’elezione del segretario generale e degli organismi statutari.

24-11-2009
TAVOLO TECNICO SUL RIGASSIFICATORE AL VIA Sono cominciati i lavori degli esperti italiani e sloveni per discutere dei rischi antropico-industriali. Dopo la prima giornata di relazioni tecniche, domani i membri del tavolo arriveranno alla redazione di un documento finale sui rischi antropico-industriali del progetto Gas Natural. Si è aperto questa mattina, alle 8.30, a Trieste, il tavolo tecnico transfrontaliero italo-sloveno per discutere dei rischi antropico-industriali del rigassificatore di Zaule, promosso dalla Uil-Pa dei Vigili del Fuoco. I lavori sono entrati subito nel vivo, dopo un paio di mesi di attività preparatorie al tavolo, con incontri frenetici tra i massimi tecnici del settore. Gli esperti, suddivisi in diversi gruppi di lavoro, si sono occupati oggi delle strategie dello sviluppo del rigassificatore, delle navi e gasiere. La discussione del progetto Gas Natural ha occupato gli esperti per parecchie ore, tra fine mattinata e inizio pomeriggio. La prima giornata si è chiusa con l’analisi delle esperienze sul metano e gli impianti GNL, prima delle riflessioni finali che hanno dato il via ad un acceso dibattito tra i relatori. Domani gli esperti si riuniranno per una seconda giornata di lavoro. Al mattino sono in programma la discussione delle analisi e i rischi antropici e industriali del progetto. Ultimo passaggio prima di arrivare alla redazione di un documento finale riassuntivo che espliciti i rischi antropico-industriali connessi al progetto di rigassificatore di Zaule, mettendone in luce falsità, inesattezze e discrepanze. “Il tavolo nasce per la necessità di ottenere giuste informazioni di fronte al caos mediatico che si è sollevato sull’argomento – commenta il coordinatore della Uil-Pa VVF, Adriano Bevilacqua -. Il tavolo rappresenta un modo ovvio di fare sindacato, perché prima di dare giudizi bisogna raccogliere il corretto know-how di informazioni tale da poter fare le adeguate scelte politico-sindacali a favore dei lavoratori”. I risultati della due giorni di lavoro verranno illustrati in conferenza stampa, giovedì 26, alle 11, al Caffè degli Specchi in piazza Unità d’Italia a Trieste.

21-11-2009
LA UIL IN PIAZZA CON IL MONDO DELLO SPETTACOLO Il segretario generale della Uil, Luca Visentini, porta il suo sostegno al mondo della cultura e dello spettacolo, pesantemente colpito dai tagli della finanziaria regionale. La Uil ha partecipato alla manifestazione di sostegno agli artisti e ai tecnici del settore dello spettacolo, pesantemente colpiti dai tagli della Regione alla cultura e allo spettacolo. La crisi della cultura causata dalla finanziaria regionale è uno dei più gravi problemi occupazionali con i quali dovremo confrontarci nel 2010. Non bastava la crisi economica, ci si è messa di mezzo anche la Regione a togliere i soldi a un settore che, al di là delle demagogie, dà lavoro a centinaia e centinaia di persone in Friuli Venezia Giulia. I teatri, le associazioni e le imprese culturali sono aziende come le altre e questi non sono lavoratori di serie B. Ma i tagli si abbattono su questo settore molto peggio che sugli altri. E’ per questo che abbiamo chiesto alla Regione di rinunciare per un anno a tutte le manifestazioni, come il Mittelfest e le mostre di Villa Manin, che acquistano cultura prefabbricata da fuori regione togliendo lavoro al nostro territorio. La stessa cosa devono fare le Province e i Comuni, sospendendo per un anno manifestazioni roboanti e concentrando le risorse sulla cultura del Friuli Venezia Giulia. La manifestazione di oggi sarà solo l’inizio di una lunga serie di proteste il cui obiettivo è convincere la Regione a ritirare questi tagli. Trieste, 21.11.2009

17-11-2009
NO AL BLOCCO DELLA CONTRATTAZIONE Il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, risponde alle dichiarazioni del Presidente Tondo sul comparto unico. E’ ora di smetterla con la demagogia contro i pubblici dipendenti. I lavoratori del comparto, Regione e Enti Locali, assicurano servizi di qualità alla popolazione del Friuli Venezia Giulia. Nessuno dei nostri enti, peraltro, è al dissesto finanziario. Condividiamo la proposta della Regione di bloccare, temporaneamente, il turn-over del comparto unico laddove non ci sono necessità impellenti, ma non possiamo accettare il blocco della contrattazione. Il contratto è scaduto da più di due anni e va rinnovato, riconoscendo semplicemente gli aumenti legati all’inflazione nel frattempo maturata, nulla di più. Rinnovare il contratto è anche uno strumento per valorizzare la produttività e l’efficienza della Pubblica Amministrazione e per rilanciare i consumi, il che contribuirebbe alla ripresa dell’economia.

07-11-2009
NO AL TAGLIO DELL’IRAP Il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, replica al presidente di Confindustria Udine, Adriano Luci. E propone, invece, l’eliminazione di alcuni sgravi fiscali, sconto su Irap e benzina in testa. E’ vero che l’Irap è una tassa iniqua, ma sulla sua presunta abolizione noi la pensiamo esattamente al contrario del presidente Luci. In un momento in cui tutte le finanziarie pubbliche prevedono tagli e a livello regionale mancano 250 milioni di euro, proporre l’abolizione dell’Irap significa portare lo Stato sociale al suicidio. Immaginare che la riduzione delle tasse possa essere compensata dall’ eliminazione degli sprechi della Pubblica Amministrazione è un’illusione. Se sprechi ci sono vanno eliminati e noi siamo i primi a dirlo, a partire dalle consulenze e dalle manifestazioni inutili. Tuttavia i servizi che sanità e Comuni danno ai cittadini del Friuli Venezia Giulia sono molto efficienti e tutti i nostri enti rispettano il patto di stabilità. Lo slogan propagandistico secondo il quale bisogna tagliare la Pubblica Amministrazione significa solo una cosa: mandare a casa i dipendenti; una soluzione sbagliata e dannosa. Di lavoratori nella Pubblica Amministrazione ne sono già andati a casa moltissimi; centinaia e centinaia di precari sono stati licenziati in Friuli Venezia Giulia. La nostra proposta è un’altra: in un momento di crisi delle entrate così grave, la Regione non deve limitarsi a tagliare, ma anche riflettere se non sia il caso di rinunciare, almeno temporaneamente, ad alcuni sgravi. Questo significa che per il 2010 bisognerebbe eliminare sia lo sconto sull’Irap che sulla benzina, riportando decine di milioni di euro nelle casse della Regione.

23-10-2009
SOCCORSO PUBBLICO, MANCA IL COORDINAMENTO NECESSARIO I ritardi nei soccorsi a bordo della petroliera ormeggiata alla fonda di Trieste hanno spinto il coordinatore regionale della UIL-PA Vigili del Fuoco, Adriano Bevilacqua, a chiedere un incontro formale con il Prefetto. Bisogna trovare un sistema per coordinare gli interventi. A bordo di una petroliera, ormeggiata alla fonda di Trieste, si verifica un infortunio. Scatta l’allarme, ma i soccorsi restano quasi quattro ore sul molo, prima di poter intervenire. Impegnati altrove i mezzi della capitaneria di porto, per raggiungere la nave non resta altro da fare che attendere l’arrivo, da Udine, dell’elicottero dell’elisocccorso, con un grave ritardo nei soccorsi. Tutto mentre i mezzi aerei e navali dei Vigili del Fuoco e degli altri corpi restano fermi, ancorati agli ormeggi. E’ questo l’ultimo episodio, del 12 ottobre scorso, che ha spinto il coordinatore della Uil – Pa Vigili del Fuoco del Friuli Venezia Giulia, Adriano Bevilacqua, a chiedere un incontro formale con il Prefetto di Trieste, dottor Giovanni Balsamo, per discutere delle inadempienze del servizio. “Quello del 12 ottobre è solo l’ennesimo episodio che mette in luce una mancanza di coordinamento tra gli enti preposti al soccorso pubblico – commenta la vicenda Bevilacqua -. E’ necessario trovare un sistema per coordinare gli interventi ed evitare che si verifichino questi disguidi. Per questo ci siamo rivolti al Prefetto, in quanto responsabile della sicurezza della città”. L’incontro con il dottor Balsamo, che la Uil-Pa auspica arrivi nel più breve tempo possibile, dovrebbe servire a tracciare le coordinate di un sistema in grado di porre rimedio agli ormai cronici disguidi ed evitare che sia l’utenza a pagarne le conseguenze.

16-10-2009
CONTRATTO NAZIONALE METALMECCANICI, BUONA BASE DI PARTENZA “Il rinnovo è una prima, importante risposta, per tutelare i lavoratori contro la crisi”. Così il segretario regionale della Uil, Claudio Cinti, dopo la sigla dell’accordo. E’ stato siglato, ieri, 15 ottobre, l’Accordo per il rinnovo del Contratto Nazionale dei Metalmeccanici. La firma rappresenta una prima, importante, risposta per tutelare i lavoratori contro la crisi e per far ripartire i consumi interni in un momento in cui le esportazioni rallentano. L’aumento medio mensile lordo di 112 euro a regime consente la tutela dei salari reali dall’inflazione. Aumenta la quota per i lavoratori che non hanno la Contrattazione Integrativa Aziendale a 455 euro all’anno. Aumenta la contribuzione delle imprese al Fondo per la Previdenza Integrativa “ Cometa “ . Si prevede la nascita di un Fondo Sostegno al Reddito per i dipendenti delle imprese colpiti dalla crisi attraverso la bilateralità governata al 50 % dai lavoratori e al 50 % dalle Aziende che consentirà di allungare il periodo di mantenimento dell’occupazione e la difesa dei posti di lavoro in attesa della ripresa economica. Rispetta i tempi di scadenza del contratto senza allungamenti dei periodi di vigenza privi di copertura economica. L’intesa va nella direzione dello spirito dell’Accordo sul nuovo modello Contrattuale con l’obiettivo di rilanciare la crescita economica, mantenere l’ occupazione e aumentare la produttività. Per dare completa attuazione degli obiettivi generali, resta ancora da attuare una politica di riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese.

12-10-2009
Cgil e Uil scendono in campo a difesa dei posti di lavoro TEATRO SLOVENO: NON ACCETTEREMO PERDITE DI POSTI DI LAVORO All’indomani dell’incontro con il Prefetto di Trieste, Cgil e Uil aprono alla possibilità di un commissariamento del Teatro Sloveno, ma si oppongono fermamente alla perdita di posti di lavoro. Dopo l’incontro di ieri con il Prefetto, a seguito della manifestazione dei lavoratori e delle lavoratrici del Teatro Sloveno, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei dipendenti vogliono precisare in maniera ferma che nessuna perdita di posti di lavoro potrà essere accettata per il risanamento del Teatro. Il sindacato condivide la soluzione prospettata dal Prefetto del commissariamento, a condizione che questo sia lo strumento per richiamare i soci del Teatro alle loro responsabilità. Il buco di bilancio di quest’anno e degli anni precedenti non deriva da fantomatici sprechi, ma dal fatto che, con la sola eccezione della Regione che ha fatto la sua parte, né la Provincia, né il Comune, né le associazioni slovene hanno mai messo i soldi previsti per legge per il mantenimento delle produzioni e della sala teatrale. Come hanno scritto gli stessi tecnici nominati dal Prefetto, questi enti sono stati inadempienti. Se, quindi, hanno ragione a chiedere un coinvolgimento nella questione del Teatro, al tempo stesso devono onorarla con i loro contributi. In un momento di crisi come questo i soldi vanno reperiti tagliando consulenze e manifestazioni. Questo Teatro è patrimonio della città e della Regione e vi lavorano lavoratori come gli altri che hanno diritto a vedere tutelato il proprio posto, nessuno escluso.

05-10-2009
9° FESTIVAL SLOVENO DELLA TERZA ETA’ In occasione del 9° Festival sloveno della terza età l’ADA Associazione per i diritti degli anziani regionale è stata ufficialmente invitata a partecipare al Ljubljana nelle giornate di 30 settembre, 1 e 2 ottobre 2009. Il festival si è svolto sotto l’alto patrocinio del governo sloveno presso il centro congressi Cankarjev dom. Viene organizzato ormai da nove anni in occasione del 1° ottobre, giornata mondiale dell’anziano. Una manifestazione che comprendeva stands espositivi di materiali e supporti, di ogni tipo, per persone non completamente abili, e con esibizione di cori, spettacoli, premiazioni e importanti Tavole rotonde che avevano come oggetto “assistenza agli anziani - solidarietà, convivenza e collaborazione intergenerazionale” nell’ambito del volontariato sloveno. Una tavola rotonda organizzata e coordinata da Aldo Ternovec, responsabile del coordinamento provinciale del litorale nord dell’Unione dei circoli dei pensionati della Slovenia, avente come titolo:” Centri intergenerazionali, cosa sono? “ nel corso della quale si sono affrontate varie tematiche che hanno coinvolto tutti i partecipanti. Nelle panoramiche offerte dagli oratori sono emerse le potenziali capacità che il volontariato mette a disposizione in vari campi di assistenza sia del pubblico che del privato, rivolte a quelle fasce di assistiti anziani, ammalati, non auto sufficienti in particolari condizioni di vita ( causato anche dal lievitare dei costi con il conseguente diminuito potere di acquisto o dovuto a pensioni che da anni non vengono allineate ai costi del momento ) ma, pur tuttavia desiderosi di continuare, nel limite del possibile a svolgere attività culturali, ricreative e sociali. LaAssistenza e il volontariato si sforzano di offrire agli anziani una buona qualità dell’invecchiamento e una convivenza solidale tra generazioni. Per meglio illustrare i lavori eseguiti ci si è avvalsi di proiezioni che evidenziavano attraverso immagini i notevoli risultati ottenuti nella costruzione e messa in opera di ambienti consoni alle esigenze degli anziani; ambienti dotati di tutti i comfort; idonei a soddisfare le attività creative e culturali. Il Presidente dell’A.D.A. regionale Zoltan Kornfeind, invitato alla tavola rotonda per riferire sull’attività del volontariato nel nostro paese, ha illustrato come si diramano e si diffondono le varie associazioni e come sia capillare la presenza del volontariato in tutti gli ambienti dove si renda necessaria e indispensabile la sua presenza. E’ intervenuto inoltre il responsabile di una comunità slovena Rom, il quale ha parlato del buon inserimento del suo gruppo invitando i presenti a visitarlo per rendersi conto, di persona, delle loro specifiche realtà. Tutti gli oratori che sono intervenuti hanno evidenziato che i programmi finora svolti dai volontari coprono, quasi a 360 gradi le attività di assistenza svolta per soddisfare le esigenze di tutti i cittadini che si rivolgono al volontariato. Aldo Ternovec e Zoltan Kornfeind si sono lasciati con la promessa di continuare ad incontrarsi per una reciproca conoscenza di specifici settori, e di collaborare per il prossimo “10° FESTIVAL DELLA TERZA ETA’”. Il prossimo anno sarà tra l’altro l’anno dedicato alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale degli anziani. Il Festival si è avviato alla fine nel teatro della sede del centro congressi, alla presenza del Presidente della Repubblica Slovena Signor Danilo Turk , il quale ha rivolto un saluto a tutti i presenti, ringraziando tutte le Associazioni di volontariato presenti per l’encomiabile sforzo organizzativo messo in atto e per la quotidiana attività che i volontari offrono in tutti i settori dove sia richiesta la loro presenza. Il momento conclusivo del festival ha proseguito con alcuni cori e balletti tradizionali di giovani in costume locale, con un grazioso spettacolo di bambini in età prescolare, con un balletto in costume di un tipico gruppo Rom, seguito da un solenne coro collettivo di tutti i partecipanti.

03-10-2009
COMUNICATO STAMPA LUCA VISENTINI (UIL): SCANDALOSI GLI SVILUPPI DELLE BONIFICHE DEL SITO INQUINATO DI TRIESTE È scandaloso che la bonifica del Sito Inquinato di Interesse Nazionale di Trieste si sia bloccata per ragioni di lottizzazione politica e di ignavia degli enti locali e della Regione. Se fosse vero che la questione non va avanti perché si attende di sostituire all’EZIT un Presidente politicamente non gradito, saremmo di fronte all’ ennesimo esempio di totale irresponsabilità di una classe politica che antepone gli interessi di bottega al bene della città e del territorio. Altrettanto grave è che la Regione, dopo la lunga ed estenuante discussione che ha portato alla definizione di un Accordo di Programma non ottimale ma comunque urgentissimo, abbia deciso senza informare nessuno di mettere Trieste in fondo alla lista delle priorità, dopo Marano e Monfalcone. Diciamo “senza informare nessuno” perché vogliamo essere buoni. Non vorremmo scoprire che qualcuno a Trieste (il Comune? il centro destra?) abbia in realtà deliberatamente deciso che è meglio così, per avere appunto il tempo di cambiare il Presidente dell’EZIT. La bonifica dei siti inquinati, oltre ad essere un grave problema ambientale e di salute pubblica, è anche la principale emergenza economica della nostra provincia. Finché non si riuscirà a liberare le aree industriali dall’ inquinamento, nessuna nuova attività si potrà insediare nel nostro territorio, con tutte le conseguenze negative che ne derivano ormai da anni per lo sviluppo e per l’occupazione. A Trieste purtroppo continuano a prevalere le logiche di coloro che vogliono che nulla si muova, che nulla si faccia, che nulla si realizzi. Alla faccia dell’interesse dei cittadini che costoro sarebbero chiamati ad amministrare. Se il Comune e la Regione ci sono, che battano un colpo. I responsabili del blocco delle bonifiche sono loro, non certo il Governo.

24-09-2009
DIPENDENTI REGIONALI FANNULLONI? DICHIARAZIONI INACCETTABILI Il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, interviene in merito alle dichiarazioni del presidente della regione Renzo Tondo, sui dipendenti fannulloni: “inaudite e inaccettabili”. Speriamo che le inaudite dichiarazioni di Renzo Tondo, sui dipendenti regionali fannulloni, siano una boutade perché queste dichiarazioni fanno assomigliare il presidente della Regione a Brunetta, mentre noi abbiamo sempre pensato che fosse più intelligente del Ministro. Tutti i lavoratori, siano essi pubblici, privati o interinali, svolgono il loro lavoro con scrupolo e diligenza, fino a prova contraria. Se l’amministrazione regionale ritiene che vi siano sacche di inefficienza nei propri uffici, la legge e i contratti le assegnano tutti gli strumenti necessari per risolvere questo problema. Se la pubblica amministrazione non funziona la responsabilità sta nella testa, ovvero nell’incapacità della politica di realizzare le riforme e nell’incapacità dei dirigenti di far marciare le cose. I lavoratori hanno ragione a sentirsi offesi dalle dichiarazioni del presidente Tondo che, viceversa. farebbe bene a realizzare quelle riforme della macchina pubblica che sta annunciando da più di un anno e che non ha ancora messo in pratica, nonostante la piena disponibilità che gli è stata data dalle organizzazioni sindacali.

18-09-2009
EMERGENZA GRADO, LETTERA AL MINISTRO Una lettera al Ministro per l’Economia e le Finanze per rivendicare le proprie spettanze salariali. E’ l’ultima azione, intrapresa ieri dal coordinatore regionale della Uil-Pa, Adriano Bevilacqua, per richiedere il pagamento dei compensi dovuti ai Vigili del Fuoco impegnati nel fronteggiare l’ emergenza di Grado dell’8 e 9 agosto 2008. E’ con una lettera-richiesta di accreditamento delle spettanze per l’emergenza Grado, che i Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Gorizia provano a far valere i propri diritti. La missiva, a firma del coordinatore regionale della Uil-Pa, Adriano Bevilacqua, è stata indirizzata ieri al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, al sottosegretario del Ministero dell’Interno, senatore Nitto Francesco Palma, al capo dipartimento dei Vigili del Fuoco, il Prefetto Francesco Paolo Tronca, al Capo del Consiglio Nazionale dei Vigili del Fuoco, Antonio Gambardella e al Prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, oltre che ai funzionari degli Uffici ministeriali competenti e, per conoscenza, all’assessore regionale Riccardo Riccardi e ai vertici regionali competenti. Il 17.10.2008, con ordinanza numero 3709, la Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia ha disposto il pagamento delle somme necessarie per tali pagamenti, unitamente alle somme dovute per danni all’evento calamitoso; versamento che è stato effettuato in data 06.05.2009 con quietanza necessaria al capo XIV del bilancio di entrata Cap. 3560 “Entrate eventuale e diverse concernenti il Ministero dell’Interno”. Ma ad oggi, a distanza di oltre un anno, il personale in forza al Comando di Gorizia è l’unico a non essere ancora stato pagato. La situazione è al limite della sopportazione, se tanto più si considera che ai Vigili del Fuoco non sono ancora state pagate le spettanze maturate dal lavoro straordinario espletato nel terremoto in Abruzzo. Perché? Quali sono i motivi di questo ritardo? “Il Governo in carica – si legge nella lettera - ha recentemente dimostrato di essere in grado (quando vuole), di risolvere quei limiti imposti dai vincoli burocratici che si interpongono all’utile del bene comune. Pertanto con la presente missiva Le chiediamo di prodigarsi affinché i pagamenti legati all’emergenza Grado 2008, vengano presto retribuiti”.

16-09-2009
POLA OSPITA IL CONGRESSO DELL’UNIONE ITALIANI NEL MONDO L’assemblea dei soci, in programma il 19 settembre, sarà l’occasione per affrontare le questioni legate ai diritti dei connazionali residenti all’ estero. E’ stagione di congressi per la Uil. E lo è anche per la sezione di Trieste dell’Unione degli Italiani nel Mondo, che terrà la sua assemblea dei soci il 19 settembre 2009, alle 10.30 presso la sala riunioni della Comunità degli Italiani di via Carrara 1 a Pola, in Croazia. La giornata si aprirà con la relazione del Presidente, Luigi Weber, e l’ adempimento degli obblighi statutari. Nel corso della riunione congressuale verranno affrontate anche le questioni concernenti i diritti dei connazionali residenti all’estero. Si parlerà quindi di pensioni, assistenza sociale, diritti previdenziali paritari ai residenti in Italia, diritti civili (cittadinanza italiana), tasse, Euroregione, trattato di Schengen e accordo di Udine. Tutti argomenti di primario interesse per gli italiani residenti all’ estero. “Puntiamo molto sulla collaborazione con le comunità di italiani in Slovenia e Croazia – spiega il Presidente, Luigi Weber, motivando la scelta di Pola come sede congressuale -. Sono circa una cinquantina dislocate in quasi tutte le località dei due Paesi confinanti e sono state tutte invitate a partecipare al congresso. Con la scelta di riunirci a Pola abbiamo voluto dare maggiore risalto alla nostra iniziativa che si rivolge in primis proprio a quelle comunità italiane all’estero”. Alla assemblea dei soci UIM saranno presenti il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini, i responsabili nazionali del patronato ITAL e della UIM, Giampiero Bonifazi e Alberto Sera, e il segretario generale nazionale UIL Pensionati, Romano Bellissima. Parteciperanno all’ incontro anche i Presidenti della Comunità Italiana di Pola, Fabrizio Radin e la professoressa Claudia Milotti. Non mancherà neppure il console generale d’ Italia a Fiume, il dottor Fulvio Rustico.

10-09-2009
SCUOLA, SI SEGUA IL MODELLO LOMBARDIA La Regione sigli un accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione per tutelare i precari rimasti senza lavoro, proprio come ha fatto la Lombardia nei giorni scorsi. Questa la richiesta della Uil del Friuli Venezia Giulia. Sono circa 150, ad oggi, i precari della scuola del Friuli Venezia Giulia rimasti senza lavoro, tra docenti e personale ata. E’ un esercito di disoccupati che non può essere abbandonato a se stesso; per tutelarli bisogna seguire l’esempio della Lombardia. Ad affermarlo sono, in una nota, il segretario generale della Uil, Luca Visentini e il segretario regionale della Uil-scuola, Ugo Previti. Il 7 settembre la Regione Lombardia e il Ministero della Pubblica Istruzione hanno siglato un accordo che tutela economicamente e giuridicamente i docenti precari rimasti senza contratto di lavoro per l’anno scolastico che si è appena aperto. In pratica, secondo i termini dell’accordo, i lavoratori lombardi del comparto scuola che hanno appena terminato un contratto di un anno, non confermato per il 2009/2020, otterranno il 100% dello stipendio, con un’ integrazione al sussidio di disoccupazione. In cambio questi lavoratori, che otterranno anche il punteggio previsto per le graduatorie come se avessero svolto una supplenza annuale, verranno impiegati in progetti relativi all'accompagnamento, orientamento, reinserimento, sostegno e integrazione dei ragazzi. La Regione Lombardia contribuirà a sostenere i costi dell’operazione con un intervento di 15 milioni di euro; il restante impegno di spesa sarà coperto dal Ministero. Partendo da questa positiva esperienza, la Uil del Friuli Venezia Giulia chiederà alla Regione di prevedere un apposito stanziamento economico e di firmare un accordo analogo con il Ministero per tutelare anche i precari della scuola delle quattro province. Oltre a dare una risposta ai bisogni dei lavoratori, che potranno così accedere al sistema degli ammortizzatori sociali in deroga, il meccanismo aiuterà a mantenere un elevato livello qualitativo dell’offerta formativa scolastica della nostre regione, già tra le prime in Italia.

09-09-2009
TEATRO SLOVENO: REGIONE, PROVINCIA E COMUNE FACCIANO IL LORO DOVERE “E’ giusto che le istituzioni abbiano un loro peso negli organi amministrativi del teatro, ma questo diritto non può trasformarsi in un ricatto. Finanzino il Teatro per quanto dovuto”. Così il segretario generale della Uil, Luca Visentini, interviene dopo la lettera congiunta di Regione, Provincia e Comune. La lettera congiunta di Regione, Provincia e Comune di Trieste sul Teatro Sloveno è il trionfo dell’alibi. Queste istituzioni pongono giustamente il problema di un loro peso negli organi amministrativi del Teatro, ne hanno pieno diritto essendone soci. Tuttavia questo non può diventare un ricatto, le istituzioni non possono fare finta di non sapere che i principali responsabili della crisi finanziaria sono loro. Sono false le cifre di investimento della Regione sul Teatro: quelle cifre contengono per la gran parte fondi statali, in particolare quelli derivanti dalla legge di tutela della minoranza slovena. La Regione versa di suo solo 250.000 euro l’anno, il Comune 5.000 euro, la Provincia quasi nulla. Il prestito concesso a suo tempo dalla Regione e pagato tramite il Comune (che non ci ha messo un soldo) è stato ottenuto dalla Giunta Illy anche grazie all’ azione del sindacato e serviva a coprire un passivo creato dalla mancanza proprio dei contributi delle istituzioni. Chiedere gli interessi su una cosa dovuta è ridicolo. Quegli stessi enti pubblici versano agli altri teatri stabili circa un milione di euro ciascuno: gli stessi soldi devono essere assicurati anche al Teatro Sloveno. Se poi gli enti pubblici vogliono sedere negli organi del Teatro e controllarne la gestione, questo è giusto e gli deve essere concesso dai vertici del Teatro. Così come è necessario che, se razionalizzazioni della spesa si possono fare, vengano fatte al più presto. Ma le istituzioni devono mettere in campo tutti i soldi necessari, in modo stabile e definitivo, senza fare i furbi. Su questo ci prepariamo a chiedere al Prefetto di convocare ad un tavolo di crisi tutti i soggetti coinvolti perché si assumano le loro responsabilità.

08-09-2009
30 MILA DISOCCUPATI IN AUTUNNO, CIFRA SOTTOSTIMATA I dati diffusi dall’Agenzia regionale del lavoro confermano le preoccupazioni per quello che potrà succedere in autunno. La regione deve intervenire subito. Ad affermarlo il segretario generale della Uil del Friuli Venezia Giulia, Luca Visentini. I dati relativi alla disoccupazione prevista per il 2009 in FVG, così come presentati ieri dall’Agenzia regionale del lavoro, confermano tutte le nostre preoccupazioni per quello che potrà succedere a partire da questo autunno. Parlare di 30.000 disoccupati significa parlare di quasi un raddoppio delle persone in cerca di lavoro, e questo dato a nostro avviso è ancora sottostimato: non siamo più un’isola felice in Italia. Questa situazione non va sottovalutata da parte della Regione, come invece sembra di capire dalle dichiarazioni dell’assessore Rosolen e del presidente Tondo. Le iniziative promesse dalla Giunta al tavolo con sindacati e Confindustria devono essere messe in campo subito: bisogna prorogare gli ammortizzatori in deroga fino a fine anno, bisogna estendere i lavori socialmente utili a tutti i disoccupati, bisogna sostenere i precari che perdono il lavoro. Ma bisogna anche mettere in campo misure strutturali: deve essere riattivato il credito ad aziende e famiglie, bisogna riformare Friulia, bisogna far ripartire gli investimenti pubblici. E bisogna rilanciare la contrattazione territoriale per incrementare i consumi interni. Senza questi interventi urgenti la nostra economia non riuscirà mai ad approfittare della timida ripresa che si annuncia. La Regione deve sbrigarsi.